«Insultare i morti? Solo i vigliacchi si sfogano sul web»

La giornalista Selvaggia Lucarelli è prontissima a dare battaglia a tutti quelli che lei definisce «leoni da tastiera»

«Punire, punire, punire». Così ieri mattina , nota giornalista ed opinionista, ha rilanciato sul suo seguitissimo profilo Facebook la notizia della denuncia da parte di Stefania Pascualon nei confronti di chi insultò proprio sui social network il figlio , travolto e ucciso da un treno il 6 agosto scorso mentre faceva un graffito. Lucarelli da tempo si batte proprio contro chi insulta gratuitamente, anonimamente e, diciamolo pure, vigliaccamente da dietro un monitor.Il dibattito si è così incendiato, con la giornalista prontissima a dare battaglia ancora una volta

a tutti quelli che lei definisce «leoni da tastiera». Una posizione ben chiara, la sua. Che prende di mira maleducazione e ipocrisia sbandierate a tutto schermo.Una crociata condotta senza mezzi termini e senza remore, come quando ieri rispondeva «taci cretino» a chi ancora commentava: «Edo Baccin faceva parte della categoria di quei coglioni vandali perditempo che si divertono ad imbrattare le nostre città autorizzati dalla parola writer». Evidentemente certe lezioni sono dure da far digerire al cyberpopolo.

Sì. Io credo che denunciare i leoni da tastiera sia educativo. È l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per fare capire alla gente che la legge che vale in strada vale anche sul web.

Penso che se avesse capito la cazzata che ha detto e fatto nelle sue scuse non ci sarebbe spazio per i “però”.

Ci siamo arrivati perchè l’anonimato fa sentire immuni dalla responsabilità di quel che si dice. Perchè le persone non hanno capito le conseguenze di un uso incosciente o illegale del mezzo. Nessuno andrebbe al funerale di un ragazzo a insultare un morto o sua madre. Lo fanno sul web perchè sono dei vigliacchi e perchè il web deresponsabilizza gli ignoranti.

Quello che prevede la legge. E poi la gogna virtuale. Questa gente, una volta beccata, deve assaporare la piacevolezza dei suoi simili sul web.

Credo che ogni insegnante di buonsenso e al passo coi tempi dovrebbe spiegare ai suoi alunni che il Codice Penale vale al bar come su Facebook e raccontare storie dei tanti ragazzi che si sono suicidati per colpa del cyberbullismo. Si parla sempre dell’opportunità di inserire l’educazione sessuale nelle scuole, ma oggi i ragazzini hanno accesso prima al computer che al sesso, credo ci siano delle priorità.

Lo disconoscerei.