Baghdad, 22 feb. (Ap) – “Prigione centrale di Baghdad”. Con
questo nuovo nome ha riaperto il famigerato carcere di Abu
Ghraib, situato nella periferia ovest della capitale irachena,
teatro di torture e violenze perpetrate da militari Usa sui
detenuti durante la guerra in Iraq, le cui drammatiche fotografie
fecero nel 2004 il giro del mondo.
I vertici del penitenziario hanno mostrato ai giornalisti
la prigione completamente ristrutturata. All’interno vi sono aree
per attività ricreative, per cucire o usare il computer, una
palestra, una biblioteca e una serra.
“Abbiamo trasformato” questa prigione, operativa anche sotto il
regime dittatoriale di Saddam Hussein, “in una specie di resort”,
ha spiegato Mohammed al-Zeidi, alto funzionario dell’autorità
penitenziaria irachena, che ha accompagnato i giornalisti nella
visita. E “per prima cosa abbiamo cambiato il nome”, ha aggiunto.
Abdul-Mutalb Jassim, direttore generale dell’autorità
penitenziaria di Baghdad, ha riferito che 400 detenuti sono stati
trasferiti nel carcere, che può ospitare fino a 15mila
prigionieri. Le autorità irachene hanno difeso la loro scelta di
riaprire la prigione, dal momento che le autorità militari Usa
hanno consegnato agli iracheni 15mila detenuti che avevano in
loro custodia, in conformità al nuovo accordo sulla sicurezza
siglato tra Stati Uniti e Iraq, entrato in vigore il 1 gennaio
scorso.
La prigione di Abu Ghraib, già luogo di torture sotto il regime
di Saddam, è salita alla ribalta delle cronache nel 2004, quando
sono venute alla luce fotografie di militari Usa impegnati in
maltrattamenti e abusi sessuali nei confronti dei detenuti
iracheni. Queste foto contribuirono allora a rafforzare il
sentimento antiamericano nella popolazione irachena e a creare
consenso intorno ai gruppi della guerriglia.
“Ogni tipo di violazione dei diritti umani ha avuto luogo in
questa prigione. Così noi e il governo abbiamo sentito che era
nostro dovere riabilitare questa struttura, e lo abbiamo fatto
rispettando gli standard internazionali”, ha detto ancora
Mohammed al-Zeidi.
Dopo lo scandalo del 2004 anche le autorità Usa avevano
introdotto una serie di cambiamenti per tutelare i diritti dei
detenuti: sono stati ad esempio separati i prigionieri estremisti
da quelli ritenuti più moderati, e sono stati predisposti
programmi rieducativi.
Plg
MAZ
© riproduzione riservata










