Israele: Lieberman agli Esteri, in allarme Ue, Anp ed Egitto

Israele: Lieberman agli Esteri, in allarme Ue, Anp ed Egitto


Gerusalemme, 17 mar. (Apcom)
– Ha suscitato reazioni preoccupate
l’accordo di governo tra il Likud del premier israeliano
incaricato Benyamin Netanyahu e il partito di estrema destra
Yisrael Beitenu guidato dall’ultranazionalista Avigdor Lieberman.
Quest’ultimo sara’ ministro degli Esteri se Netanyahu riuscira’ a
formare il governo, e la sua possibile nomina in via definitiva
genera forti timori tra i sostenitori della ripresa del processo
di pace.

Lieberman e’ noto per le sue posizioni radicali, non ha mai
nascosto la sua contrarieta’ (come Netanyahu) alla nascita di uno
Stato palestinese indipendente e nei mesi scorsi ha condotto una
campagna elettorale velenosa contro i cittadini arabi di Israele
(circa il 20% della popolazione). Secondo la stampa israeliana,
Likud e Yisrael Beitenu nelle loro intese non parlano di
negoziato con i palestinesi e ribadiscono soltanto che Israele
non negoziera’ con organizzazioni terroristiche e cerchera’
abbattere il potere di Hamas a Gaza. Mettono in guardia inoltre
dal pericolo del nucleare iraniano per la sicurezza dello Stato
ebraico.

L’Unione europea, per bocca del suo Alto rappresentante in politica estera, Javier Solana si dice pronta a lavorare con il nuovo governo israeliano purche’ esso sia a sua volta pronto a “proseguire sulla strada che prevede la creazione di uno Stato palestinese” accanto a quello ebraico. In caso contrario,

ha avvertito Solana, “la situazione sara’ molto diversa”, lasciando intravedere un raffreddamento delle relazioni. Da parte sua il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si e’ augurato una ripresa immediata del processo di pace israelo-palestinese e il rispetto del nuovo esecutivo israeliano dei principi fissati dal Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu).

Duri i commenti dell’Egitto, in passato uno dei bersagli
preferiti delle invettive di Lieberman contro il mondo arabo.
Secondo il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Aboul Gheit,
l’accordo tra il Likud e Yisrael Beitenu costituisce un fattore
pericoloso per la pace nella regione. In evidente riferimento a
Lieberman, Gheit, che parlava all’Assemblea euromediterranea a
Bruxelles, ha ammonito che se i ministri del futuro governo di
Netanyahu attueranno cio’ che hanno detto in passato a proposito
della continuazione della colonizzazione dei territori
palestinesi, “ci troveremo davanti a difficolta’ molto serie”.

Da parte sua il ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki,
ha lanciato l’allarme sulla coalizione delle destre nello Stato
ebraico.

Nelle ultime ore gli assistenti del premier incaricato
Netanyahu hanno gettato acqua sul fuoco ma le preoccupazioni
internazionali sono forti e tutti guardano all’atteggiamento che
avra’ l’Amministrazione del presidente Barack Obama che, sin dal
giorno del suo insediamento, ha affermato la volonta’ di dare un
impulso alle trattative israelo-palestinesi nel quadro di una
nuova politica americana in Medio Oriente. Questa strategia nelle
ultime settimane ha visto la riapertura del dialogo con Damasco,
la conferma del ritiro delle truppe Usa dall’Iraq e la
possibilita’ di contatti futuri tra Usa e Iran.

Sul nuovo governo israeliano, Washington si sta mantenendo
prudente. Il Segretario di stato Hillary Clinton, nel corso del
suo recente viaggio della regione, ha ribadito la stretta
alleanza strategica con lo Stato ebraico e affermato che gli
Stati Uniti collaboreranno con qualsiasi governo israeliano.
Nelle prossime settimane pero’ Obama e i vertici
dell’Amministrazione dovranno decidere quale posizione assumere
verso un esecutivo che, stando agli ultimi sviluppi, dovrebbe
essere formato dalle destre nazionaliste e dai partiti religiosi.

E’ difficile infatti che Kadima, il partito di maggioranza
relativa guidato dal ministro degli Esteri uscente Tzipi Livni
accetti di far parte della coalizione. Livni ha ribadito che
entrera’ nel nuovo governo solo se Netanyahu accettera’
pienamente la soluzione di pace fondata dai due Stati.

Se i timori per il programma dell’ormai probabile governo
israeliano di destra crescono in Europa e nel mondo arabo
moderato, allo stesso tempo non sono pochi a pensare che
Lieberman, una volta nominato ministro degli Esteri, sara’
costretto a fare i conti con la realta’ della diplomazia e delle
risoluzioni internazionali. In sostanza, se dall’opposizione ha
continuato per anni a sbraitare contro palestinesi e
arabo-israeliani, nei panni di ministro sara’ necessariamente
costretto a moderare la sua linea politica oltranzista. Non e’
escluso peraltro che Netanyahu possa utilizzarlo come ministro
degli Esteri “a tempo”, ovvero per il periodo necessario a
convincere Kadima ad entrare nella coalizione ed effettuare un
rimpasto. Lo stesso leader ultranazionalista ha detto di vedere
con favore un eventuale governo con Kadima.

Nti

161710 mar 09

Cep

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