Kangur è tornato con una domanda: «Ora vinciamo?»

All’andata con Venezia era iniziato il suo calvario. Ora l’estone pare essere pienamente recuperato: «Ma queste sconfitte mi hanno spento il sorriso»

«Questo per noi è il momento di tornare a vincere: è la cosa che conta di più». Domenica sera al PalaWhirlpool Kristjan Kangur potrà finalmente affrontare la sfida che mai avrebbe voluto saltare. Tre mesi fa, all’inizio del suo lungo calvario, il numero 14 biancorosso aveva tentato in tutti i modi di recuperare in tempo per la gara del 2 novembre al Taliercio, contro quella Reyer Venezia del suo ex coach, Charlie Recalcati.
Uno sforzo vano, l’inizio di una dura lotta contro quei problemi alla schiena – suo tallone d’Achille – destinati alla prova dei fatti poi a condizionarne e non poco la stagione. Quindici settimane e un intervento chirurgico dopo, il nuovo capitano biancorosso potrà finalmente godersi domenica, da protagonista, quella partita così importante, che all’andata aveva invece inaugurato il ciclo delle sue assenze.

«Finalmente – esclama Kristjan – Venezia è una squadra che può contare su grandi giocatori e un grande coach come Recalcati, ma soprattutto la Reyer è un gruppo che fa della sua compattezza sul campo la sua forza maggiore». Il volto di Kangur è sereno: le sofferenze recenti sono ormai alle spalle, anche se l’estone sta tuttora proseguendo con le terapie e con un lavoro dedicato, come quello che svolge ogni martedì, per sciogliere al meglio le fatiche dell’impegno

domenicale.
«È chiaro che sono felice di poter affrontare la partita contro la squadra di Charlie, ma per me scendere in campo è sempre e comunque una gioia, a prescindere da quale sia l’avversario – racconta – Ero sicuramente molto contento anche nelle scorse settimane, coincise con il mio ritorno sul parquet, prima contro Pesaro e poi contro Reggio Emilia: purtroppo però, in entrambe le circostanze, l’aver perso la partita ha ovviamente spento un po’ quel sorriso».
Sul piano personale, l’obiettivo di Kangur è innanzitutto quello di poter tornare a dare alla Openjobmetis il contributo più ampio possibile, settimana dopo settimana. «La mia condizione migliora di partita in partita e da parte mia io cerco di godermi al massimo ogni singolo minuto che passo in campo – racconta il capitano biancorosso – Se dovessi indicare una percentuale, direi che attualmente mi sento al 65-70% circa della forma. Nel lavoro in sala pesi, per esempio, forse sono anche più avanti, quasi al 100%, mentre in altre cose devo stare ovviamente più attento, ma è giusto in questi casi procedere passo dopo passo». I tre mesi trascorsi a guardare gli altri giocare sono stati una sofferenza, ovviamente non solo fisica, ma anche morale. Senza il suo “soldatone”, per usare la definizione coniata da Cecco Vescovi a inizio stagione, Varese ha sofferto e non poco, come dimostra l’attuale classifica deficitaria. «Ma qualunque infortunio è una sofferenza, per tutti i giocatori» sottolinea Kangur.

Il suo però ha tolto alla Openjobmetis l’uomo chiave nel gioco di coach Pozzecco, anche se Kristjan preferisce definirsi semplicemente parte di un gruppo, sottolineando con sincera modestia il ruolo importante di ogni singolo componente della squadra. «Ogni giocatore porta il suo contributo e così faccio anche io, ma il basket è un gioco di squadra, si gioca tutti insieme – spiega – Tutti siamo importanti così come lo è per esempio anche Kuba, che è assente in questo momento».
E con il ritorno, ormai non lontano, del francese, anche i risultati potranno tornare a regalare gioie al popolo biancorosso. «Una volta rientrato anche Diawara, saremo davvero al 100%» garantisce il capitano, che ha chiaramente in mente quale sia la missione che attende la Openjobmetis, rinforzatasi peraltro – si spera – con gli arrivi di Eric Maynor in regia e Johndre Jefferson sotto canestro. «Non che prima non fossimo pronti per vincere, ma purtroppo qualcosa è spesso andato storto, impedendoci di raggiungere il risultato sperato – analizza Kangur – Ora però è tempo di ricominciare a vincere, perché questo è l’unico modo per essere davvero soddisfatti e felici».