CASALE MONFERRATO Eccola. Ecco la Varese carattere e attributi, capace di andare oltre alle paludi di una partita orribile, capace di superare ataviche difficoltà offensive, capace di restare aggrappata all’avversario contro tutto e contro tutti. Capace di vincere in trasferta. Porte chiuse agli schizzinosi e ai puristi del bel basket, tacciano i perfezionisti: bisognava vincere, punto e basta. E per vincere bisognava avere la forza e il coraggio di mettere le mani nel fango e di sporcarsele. È arrivata la seconda vittoria esterna del campionato, e per una volta non ce ne frega nulla delle strade che il successo ha scelto di percorrere per arrivare a
Varese. Chissenefrega se Varese ha acciuffato il supplementare con un miracolo di Kangur quando tutti erano ormai pronti a registrare l’ennesima occasione persa di una stagione stregata. E chissenefrega se Varese non ha certo giocato bene, non ha messo in campo quel basket divertente tante volte visto in casa, non ha incantato. E chissenefrega se questa vittoria non avrà certo il potere di risolvere d’incanto tutti i problemi che questa squadra continua ad avere. Si è vinto fuori casa: si è vinto contro arbitri pessimi, ma soprattutto si è vinto contro fantasmi che stavano iniziando a dare parecchio fastidio. Si è vinto contro la paura di vincere.
e.romano
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