La crisi non frena la Cgil"Pronti a tornare in piazza"

VARESE «Manca una regia provinciale per affrontare la crisi in modo coordinato». È la denuncia della Cgil di Varese, alla presentazione dei dati sul tesseramento 2008 con cui si conferma la più grande organizzazione sindacale della provincia e mostra una nuova crescita degli iscritti. Annunciando nuove mobilitazioni per chiedere interventi strutturali contro la crisi economica e opporsi «alla logica degli accordi separati».

A fine 2008 sono 71013 gli iscritti alla Cgil in provincia di Varese, in lieve aumento (+1,04%) rispetto al 2007, proseguendo un trend che dal 2004 a oggi ha portato il sindacato a crescere del 6,77%. Se si guarda la composizione degli iscritti si scopre che più della metà (51,8%) sono pensionati; seguono, 29,7%, i lavoratori dell’industria, i dipendenti del terziario (10,54%) e quelli del pubblico impiego (7,6%). Ma c’è anche un piccolo 0,27% di disoccupati (193 unità), pochi ma in crescita di quasi il 50% in un solo anno, a dimostrazione della difficoltà del momento, mentre resta stabile il numero dei lavoratori attivi e crescono del 2% i pensionati. «La Cgil registra una positiva crescita degli iscritti nonostante la crisi economica – commenta il segretario generale Franco Stasi – con un aumento nell’edilizia, nella scuola, nel pubblico impiego, tra i pensionati e una tenuta dell’industria. Ci confermiamo il più grande sindacato della provincia, con il 40% di donne e quasi 3800 stranieri». E dopo un 2008 di grandi mobilitazioni, conclusosi con lo sciopero generale del 12 dicembre «con il risultato senza precedenti di 5mila persone in piazza a Varese», sono già in programma diverse nuove iniziative per i prossimi mesi: dalla manifestazione unitaria per Malpensa del 9 febbraio, a quella nazionale del 7 aprile.

«Siamo stati i primi a denunciare la crisi oggi riconosciuta da tutti – afferma Stasi – che un provincia di Varese è particolarmente grave, con 13 mila lavoratori interessati da ammortizzatori sociali, di cui 5mila in cassa integrazione straordinaria, a cui si aggiungono quasi 8mila contratti a termine scaduti e non confermati ad inizio anno. Una crisi che per la prima volta interessa tutti i settori, non solo il tessile, ma anche chimica, gomma-plastica, meccanica, artigianato». La Cgil giudica insufficienti le misure del Governo:

«Abbiamo chiesto interventi strutturali sul potere di acquisto di lavoratori e pensionati insieme ad ammortizzatori sociali per i precari – continua il segretario generale – e sono stati presi solo provvedimenti una tantum, con la beffa della social card». Ma per il sindacato si deve far di più anche a livello locale: «Oggi manca una regia a livello provinciale – dice Stasi – non c’è una sede in cui le organizzazioni economiche e le amministrazioni pubbliche possano confrontare i dati e dare risposte ai cittadini».

La Cgil propone per il 2009 una linea dura contro la logica dell’accordo separato su cui proporrà un referendum tra i lavoratori: «È un accordo sbagliato nel metodo – dice Stasi – ma anche nel merito perché prevede una riduzione della tutela dei salari e del contratto nazionale, ma non allarga la contrattazione di secondo livello, limitando anche il diritto costituzionale di sciopero».
Piero Orlando

s.bartolini

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