– Qualche timido segnale di ripresa si intravede, ma la luce in fondo al tunnel della crisi economica è ancora troppo lontana per le aziende del settore metalmeccanico della Lombardia e della provincia di Varese.
Ieri mattina, la Fim Cisl Lombardia ha presentato il trentottesimo rapporto dell’Osservatorio sindacale sulla crisi del comparto metalmeccanico sul territorio regionale, con un approfondimento della situazione di ogni singola provincia, relativo al secondo semestre del 2014.
Sono in totale 1.633 le aziende lombarde che nella seconda parte dell’anno scorso hanno dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali; degli oltre 40mila lavoratori coinvolti, ben 5.843 sono stati licenziati.
I territori maggiormente coinvolti nel semestre sono quelli di Milano con il 23.58% delle sospensioni, Monza Brianza con il 17.36%, Bergamo con il 15.57% e Brescia con il 14.86%. La nostra provincia si colloca al quinto posto regionale con una percentuale dell’8.68% di sospensioni. Tutte aree che vedono la presenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza importante di grandi imprese di livello nazionale ed internazionale, oltre che di Pmi.
Entrando maggiormente nello specifico della situazione della provincia di Varese nel secondo semestre 2014, sono 132 le aziende coinvolte dalla crisi per un totale di 4.637 addetti e di 3.525 lavoratori coinvolti attraverso i vari ammortizzatori sociali.
«Il sistema economico varesino – spiega Mario Ballante, segretario della Fim Cisl dei Laghi – versa in una situazione più pesante rispetto a quella del primo semestre 2014; dopo tanti anni di crisi, sta arrivando l’onda lunga tra cassa integrazione straordinaria e mobilità ed a soffrire maggiormente sono le piccole e piccolissime imprese». Analisi suffragata anche dai dati contenuti nel rapporto. In provincia di Varese, sono 3.525 i lavoratori coinvolti nel secondo semestre nella crisi su 40 mila totali della Lombardia, collocando il nostro territorio al quinto posto; 1.807 sono
in cassa integrazione ordinaria, 1.307 in cassa integrazione straordinaria e 411 in mobilità, che è l’anticamera del licenziamento. «La situazione delle grandi aziende del settore è sotto controllo – prosegue Ballante – penso a Finmeccanica e alla BTicino, mentre è positiva per Whirlpool dove è arrivato nuovo lavoro e nuove assunzioni che speriamo possano essere consolidate quest’anno con il contratto a tutele crescenti; ci preoccupa molto invece la situazione delle Pmi». Molte aziende in difficoltà del nostro territorio stanno facendo fatica ad ottenere il secondo anno di cig straordinaria.
«Il 2015 in questo senso sarà un anno decisivo – conclude Ballante – ne stiamo discutendo con il ministero; senza il rinnovo della cigs, il rischio è ritrovarsi con una crescita del numero dei licenziamenti». Il sindacato avanza proposte per rilanciare il metalmeccanico.
«Registriamo una preoccupante impennata dei licenziamenti – osserva Nicola Alberta, segretario regionale della Fim Cisl – è un segno del fatto che la crisi colpisce le piccole imprese; occorre avviare al più presto un confronto in Regione sul rilancio del manifatturiero, per attuare strategie di sviluppo e favorire l’accesso al credito per gli investimenti industriali e le innovazioni».













