Facciamo i conti in tasca al piano Renzi: la provincia di Varese potrebbe ottenere benefici per circa 350 milioni di euro in un anno. Praticamente un milione al giorno per rilanciare la nostra economia.
È la stima fatta calcolando i possibili vantaggi, ma anche i possibili costi, che l’economia della nostra provincia avrebbe dalle misure annunciate dal premier Matteo Renzi nel Consiglio dei ministri di mercoledì pomeriggio.
Il punto-chiave del “piano Renzi” è il provvedimento di detassazione dei redditi da lavoro al di sotto dei 1500 euro al mese.
La manovra sull’Irpef vale dieci miliardi di euro in tutto, mille euro netti all’anno per una platea di circa dieci milioni di lavoratori. In provincia di Varese, su una popolazione di occupati pari a circa 380mila persone, di cui 270mila dipendenti o subordinati, si possono stimare almeno 160-170mila lavoratori che beneficerebbero dei mille euro in più all’anno in busta paga.
In tutto sono quindi 160-170 milioni di euro che pioverebbero nelle tasche dei lavoratori varesini. Soldi da mettere in circolo nella nostra economia. Un’altra misura molto attesa, questa volta sul versante delle imprese, è quella che riguarda il taglio dell’Irap del 10%.
È la tassa più odiata in assoluto dagli imprenditori. Il beneficio stimato mediamente, secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre, sarebbe di 792 euro per ogni impresa. In tutto in provincia di Varese possiamo calcolare uno sgravio fiscale di almeno 60 milioni di euro all’anno, considerato anche che in Lombardia l’Irap vale complessivamente otto miliardi all’anno e che quindi il taglio del 10% rappresenterebbe uno sconto da 800 milioni all’anno per le imprese lombarde.
Cominciano ad essere bei soldi. Come quelli dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle nostre imprese.
I nostri Comuni e la Provincia, con il decreto “sbloccacrediti” di un anno fa, hanno già estinto del tutto o quasi i debiti nei confronti delle imprese fornitrici (ma spesso chi realizza le opere dalle nostre parti non è della provincia di Varese), ma l’entità stimabile del debito delle imprese del Varesotto, stando ai calcoli dell’Ance (cinque milioni di euro di arretrati) e della Confcooperative e all’esito del sondaggio condotto lo scorso anno da Confartigianato Varese (20mila euro di residuo medio da incassare dalla Pa), è di almeno 100 milioni di euro. Resta però da mettere in conto anche l’altro piatto della bilancia. Sul fronte dell’aumento delle tasse infatti il governo ha annunciato l’aumento del prelievo sulle rendite finanziarie, che passerà dal 20 al 26%. Salvaguardati i Bot, le altre forme di risparmio vengono colpite in pieno. Il gettito presunto è di 2,6 miliardi all’anno: facendo una stima a partire dal dato sui depositi bancari, che in provincia di Varese è al di sotto della media nazionale (20.400 euro pro capite contro 21500), possiamo stimare in 35 milioni di euro il peso di questo provvedimento sulle tasche dei contribuenti del Varesotto.
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