La Grecia crescerà più dell’Italia, questa è una della molte notizie di stampo economico che abbiamo letto sulle pagine dei giornali di questa settimana. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale il Pil dell’Italia crescerà dell’1,1% nel 2015, rispetto al 2,9% previsto per il Paese ellenico.
Fermo restando la bontà di queste stime (che in quanto tali sono soggette a un certo grado di variabilità), nell’immediato, la notizia ha agitato molti animi e stimolato i confronti. Tuttavia, per meglio discutere di questo dato, alcuni approfondimenti meritano di essere fatti. Prima di tutto le dimensioni delle economie dei Paesi tirati in ballo: se per la Grecia il Pil ammonta a circa 240 miliardi di dollari, quello dell’Italia è di circa dieci volte tanto e cioè pari a oltre duemila miliardi di dollari. Logico, quindi, aspettarsi che un Paese più piccolo e con livelli di complessità minori presenti una crescita maggiore rispetto a un Paese sensibilmente più grande.
Se infatti applichiamo le crescite previste dall’Fmi ai valori dei rispettivi Pil, la Grecia crescerà da 240 miliardi di dollari a 247 miliardi di dollari mentre l’Italia passerà da 2.013 miliardi di dollari a 2.035 miliardi di dollari. L’incremento netto sarà quindi di sette miliardi di dollari per la Grecia e di 22 miliardi di dollari per l’Italia, alla faccia di chi cresce di più. Diamo poi uno sguardo all’effettivo stato delle cose: se nel bel Paese le cose non vanno per il meglio, dal Paese culla della democrazia arriva sovente una fotografia ben peggiore.
Le cronache narrano di un ritorno al baratto e di taglio dei diritti (soprattutto quelli dei lavoratori), di un tasso di inflazione negativo e famiglie che vivono a lume di candela. La realtà greca è ben diversa rispetto ai vespai che la notizia del futuro sorpasso ha generato. Tuttavia, è altrettanto importante non dormire sugli allori. L’Italia, se pur meglio della Grecia, staziona in ogni caso nei bassifondi di molte classifiche con riferimento alle principali variabili macroeconomiche: tra le ultime cinque al mondo per crescita del Pil, tra le ultime dieci al mondo per tasso di disoccupazione, terz’ultima per quanto il rapporto deficit/Pil.
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