Roma, 15 apr. (Apcom) – La Lega Nord non cede ed esprime una
“assoluta contrarietà” all’accorpamento tra elezioni europee e
referendum. Motivo? “E’ incostituzionale” tuona Roberto Calderoli
al termine del summit convocato da Umberto Bossi in via
Bellerio. Se, però, il Carroccio accantona qualsiasi ipotesi di
election day per il 6 e 7 giugno, ‘apre’ a un “confronto con gli
alleati” ed è lo stesso Calderoli ad annunciare che “nei prossimi
giorni ci sarà una riunione”. Intanto mentre il leader del Pd
Dario Franceschini definisce il mancato accorpamento una “Bossi
tax”, i referendari da domattina saranno in piazza, davanti a
Palazzo Chigi, per chiedere “alle forze politiche di non cedere
ai diktat della Lega”.
Il tempo, comunque, non è molto. Il presidente del comitato
promotore del referendum Giovanni Guzzetta avverte che se entro
giovedì il governo non sceglierà “si butteranno 400 milioni di
euro”. L’appello, dunque, è a “convocare ad horas il Consiglio
dei ministri” per varare un decreto che dovrà poi essere emanato
dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta
ufficiale. “A tutte le forze politiche – dicono all’unisono
Guzzetta, Arturo Parisi e Mario Segni – chiediamo che non cedano
ai diktat della Lega che usa le proprie posizioni nelle
istituzioni, a cominciare dal ministero dell’Interno, per
boicottare il referendum”.
A sostegno delle ragioni dei referendari l’Italia dei Valori che
chiede di destinare i soldi risparmiati alle famiglie
dell’Abruzzo e il Partito democratico. Dario Franceschini osserva
che “non ha proprio senso far pagare agli italiani una specie di
Bossi-tax” e, tra l’altro, “non è moralmente serio in questo
momento buttare fuori dalla finestra i soldi quando servono per i
terremotati”. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini da parte
sua si limita a dire che “c’è stato già un voto del Parlamento
che ha respinto l’accorpamento, è una decisione che spetta al
governo, decidano loro”.
A questo punto l’unica strada che pare ancora percorribile è
quella di accorpare il referendum al secondo turno delle
amministrative, il 21 giugno. Ipotesi che i referendari però
considerano inutile, “una farsa”, perchè “a una porcata che vale
400 milioni di euro buttati se ne sostituisce una da 300 milioni
sempre buttati…”. Nel Pdl, invece, in molti, a cominciare dal
capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, vedono nel 21 giugno la
possibilità da un lato di risparmiare un po’ e dall’altro di
gestire al meglio il rapporto con l’alleato Lega.
Lo stesso Calderoli, al termine della riunione del Carroccio,
riferisce di colloqui col premier Berlusconi, che proseguiranno
nei prossimi giorni, e lascia intendere che la
soluzione-compromesso del 21 giugno non è ancora stata scartata.
“Ci sono una serie di ipotesi che verranno esaminate – spiega –
non c’è la soluzione, ne parleremo col premier”. A chi parla di
Bossi-tax, infine, Calderoli non concede spazio: “Potrebbe essere
una ‘Franceschini tax’ o una ‘Guzzetta tax’ che ha promosso il
referendum. Se non si raccoglievano le firme per il referendum –
ribatte – la battaglia per risparmiare 400 milioni non ci sarebbe
stata”.
Cep
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