La lotta ai questuanti è un salasso Ogni giorno spendiamo 1.500 euro

La lotta ai questuanti è un salasso
Ogni giorno spendiamo 1.500 euro
Trenta ore di lavoro dei vigili sono destinate quotidianamente a loro. E non è tutto. I varesini “regalano” in media cento euro a ciascuno. Piatti: «Si alimenta il racket»

– Il contrasto ai questuanti costa ai cittadini di Varese 1.500 euro al giorno. I vigili infatti lavorano quotidianamente alla repressione di questo fenomeno per un totale di 30-40 ore. Oltre a questi soldi, i varesini sborsano in carità qualcosa come 100 euro a questuante.
Visto che gli accattoni si muovono a gruppi, si può facilmente ipotizzare che ogni giorno in città ci siano 15 questuanti, per un totale di 1.500 euro di “mancia”. Arriva dunque a toccare i tremila euro la quota che tutti i giorni i varesini si tolgono dal portafoglio per rom o cingalesi: paradossalmente metà di questi soldi vengono usati per contrastare la malavita e metà per incoraggiarla.

«I soldi finiscono per alimentare il racket, quindi non mi stancherò mai di dire di non dare monetine a chi chiede la carità ai semafori. Allungate panini, merendine, bottiglie di acqua. Ma non date i soldi, che tanto non finiranno mai nelle mani in cui li lasciate cadere» dice Carlo Piatti, assessore alla sicurezza.
Basterebbe che nessuno desse neppure una monetina per vederli sparire dalla città. E invece no. I varesini continuano a regalare soldi – in media due ero a persona – ai questuanti.
Quelli che stanno ai semafori sono l’ultimo anello di un grande giro, spesso legato alla criminalità. Vittime di racket, ma nello stesso tempo professionisti dell’accattonaggio, che godono di una sorta di “impunità”, perché non esistono strumenti per contrastarne la presenza, se non i «disincentivi alla questua». Lo dimostra il caso della nomade identificata per la ventiseiesima volta nel corso dello stesso anno, con provvedimenti a suo carico emessi da questura e prefetto. La donna, una ventenne, non avrebbe più potuto essere nel territorio varesino.
Eppure, noncurante dei procedimenti (quelli che partono al mancato rispetto del decreto di allontanamento dalla città), continua a fare la questua. Come mai non si riesce a fermarla?
«I vigili identificano i questuanti, chiedono loro di consegnare la merce o i soldi raccolti e danno una multa di 100 euro che viene pagata in pochissimi casi – continua Piatti – I rom sono cittadini dell’unione europea, che non possono essere rimandati al loro Paese».

Il reato di questua è pari a lasciare l’auto in divieto di sosta. È un illecito amministrativo punito con una sanzione. Con la differenza che il cittadino che non paga una multa ha il mezzo ritirato. Chi, invece, è privo di domicilio, rimane impunito.
La tattica è continuare a identificarli, sperando che si stanchino di essere nell’occhio del ciclone. Per i vigili, è demotivante perseguire il reato senza averne davvero i mezzi.
Ma se non ci fossero i vigili, i questuanti si moltiplicherebbero a dismisura. Millecinquecento euro al giorno per contrastare la questua sono soldi ben spesi. Per non vanificare lo sforzo di tutti, è importante che ciascuno trattenga l’irrefrenabile istinto di fare la carità. Una carità che non fa il bene di nessuno.

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