VARESE «Io la sera mi addormento e qualche volta sogno perché voglio sognare. Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera o qualche altra primavera da aspettare ancora fra un bicchiere di neve e un caffè come si deve. Quest’inverno passerà». E per Fiorella Mannoia, di scena l’altra sera a Varese, passano anche i dolori, proprio come nelle parole di quei famosi «Treni a vapore» che faticosamente, di stazione in stazione, scaricano tutto il peso del bagaglio umano.In molti, come lei, quei treni li sognano ancora, magari mentre viaggiano lentamente sotto un cielo d’Irlanda che «ti annega di verde e ti copre di blu» o che «si spulcia i capelli alla luna». E per una sera, vale la pena anche solo sognarlo, quel cielo preso in prestito dall’Irlanda, siamo sicuri risplenderà anche sopra i tetti di Varese, grazie alla classe e al gusto sopraffino di un’interprete che oggi non solo "può dire la sua sugli uomini" – parole tratte dal testo scritto da un Luciano Ligabue ispirato come non mai – ma su molto altro ancora.Franco Battiato ha detto che la tua voce «trafigge la
memoria, evoca una sonorità antica, classica, regala le sensazioni che davano i versi di Leopardi e del Carducci quando si cercava di capire la vita attraverso la poesia».E’ questo che vuoi provochi la tua musica?Battiato è sempre così gentile. Vorrei che ci si emozionasse, come con ogni forma d’arte, sia essa scritta, cantata, dipinta o recitata. Quello che faccio con le canzoni è raccontare delle storie. E il mio desiderio è che a quelle ?fiabe?, la gente ci credesse ancora.Hai cantato con tantissimi autori italiani e non. Di molti hai interpretato quasi tutto. Se ne è rimasto fuori qualcuno, con chi ti piacerebbe provare una nuova collaborazione?Ho avuto la fortuna e la soddisfazione di cantare sempre con persone che stimo ed amo, persino con alcune del tutto inaspettate, come James Taylor, ma sono riuscita a stare sul palco anche con lui.E’ passata l’onda tropicale di un paio di anni fa. Era solo una parentesi?Quell’esperienza l’abbiamo se non altro archiviata, ma il Brasile rimane nel mio cuore, è la mia seconda patria. E non è detto che in futuro non si possa ripetere una seconda avventura.
La tua ultima fatica di inediti, «Il movimento del dare» – firmata da autori del calibro di Ligabue, Jovanotti, l’immancabile Fossati, Fabrizi, Pino Daniele, il più giovane Tiziano Ferro, e lo stesso Battiato – già dalla copertina, veicola il messaggio del dono: tra le mani protese in avanti hai una rosa?
La natura è generosa, molto più di quanto lo siamo tra di noi. Il titolo è evocativo. Si tratta di un movimento etico e morale.
Spesso infatti sei intervenuta su problematiche sociali…Con due canzoni: «Il sogno di Ali», legato al bambino ferito in Afghanistan, per riflettere su ciò che sono queste ?guerre moderne? e poi c’è il rap di Jovanotti, «Occhio non vede, cuore non duole», che non canto, bensì recito, dove c’è un momento di
riflessione sul ?nemico? che è tra noi, uno che un tempo aveva una faccia, una voce, una bandiera, uno che sapevi dove andare a cercare la sera, ma ora non è più così. Forse perché come cita la canzone: «il nemico si nasconde spesso in quello che crediamo e nei moralismi ipocriti».
Mercoledì sera hai cantato a Genova. Il tuo pensiero sarà andato sicuramente a De André. Se fosse ancora vivo, su cosa pensi sprigionerebbe oggi il suo sarcasmo?
De Andrè non ci manca solo per la sua musica, ma anche per quello che era, ci manca soprattutto l’uomo. Mi chiedo spesso anch’io come avrebbe commentato il momento storico difficile che stiamo vivendo. Posso soltanto immaginare come si sarebbe espresso. Da buon genovese, avrebbe detto: «Belin! Che casino»
Qualche tempo fa avevi definito l’Italia la Repubblica delle banane…
La penso ancora così. Ogni giorno mi devo iniettare dosi massicce di ottimismo, perché di quello che sta succedendo oggi, non mi piace proprio nulla.
Hai più volte dichiarato di appartenere alla generazione dei sognatori. C’è qualcosa che hai smesso di sognare?
Soltanto una cosa non sogno più: che si possa cambiare il mondo. Un tempo lo abbiamo desiderato tanto, ma probabilmente ci siamo illusi. Non si cambia nulla, l’unica cosa concreta che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare è il proprio dovere di uomo, di genitore, di cittadino.
Barbara Rizzo
e.marletta
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