La missione Nasa CO2 fallisce e sprofonda in Antartico

La missione Nasa CO2 fallisce e sprofonda in Antartico


Roma, 25 feb. (Apcom)
– Si è conclusa con un buco nell’acqua
dell’Oceano antartico la missione del satellite della Nasa
Orbiting Carbon Observatory (Oco), destinato allo studio delle
CO2 nell’atmosfera terrestre. Un fallimento da 278 milioni di
dollari, che fa cascare la prima tegola sull’amministrazione
verde di Barack Obama. Dopo il lancio, il satellite non si è
sganciato dal razzo Taurus XL per un malfunzionamento e non ha
raggiunto la sua orbita. Una delusione clamorosa per la Nasa che
aveva presentato il progetto come il primo al mondo capace di
disegnare una cartografia completa delle CO2 nell’atmosfera.

Pochi minuti dopo il lancio dalla base di Vandenberg
(California), alle 9,55 (Gmt) di ieri, il satellite non si è
staccato come previsto dal razzo ed è successivamente ricaduto
sulla terra, inabissandosi nelle acque dell’Antartico. Gli
scienziati dell’agenzia spaziale Usa hanno annunciato che a breve
sarà aperta un’indagine sull’accaduto, soprattutto perché era la
prima volta che la Nasa utilizzava il razzo Taurus XL, della
Orbital Sciences Corp, per il lancio.

Il veicolo è ricaduto nell’oceano, vicino al continente
Antartico”, ha dichiarato John Brunschwyler, responsabile del
programma per il razzo Taurus. “Dopo alcuni minuti di volo, i
responsabili del lancio hanno riferito del malfunzionamento
imprevisto, quando il modulo non è riuscito a separarsi” dal
razzo, spiega un comunicato della Nasa. Alcuni degli scienziati
hanno parlato di fallimento dopo anni di duro lavoro e hanno
sottolineato che si tratta di “un disastro” e di una “battuta
d’arresto” rispetto alla lotta ai cambiamenti climatici.

Il satellite anti-riscaldamento, 447 chili di tecnologia,
avrebbe dovuto posizionarsi in orbita a 645 chilometri di altezza
sull’asse dei poli. “Non abbiamo potuto raggiungere l’orbita”, ha
aggiunto Brunschwyler senza poter aggiungere altro.

Il fallimento della missione del satellite Oco, fa risaltare
dall’altra parte il progetto giapponese che è stato avviato con
successo un mese fa. Il nipponico Ibuki è già in orbita a 670
chilometri di altezza e monitora il livello di biossido di
carbonio e di metano in 56.000 località. L’Oco, invece, avrebbe
dovuto elaborare la prima cartografia completa delle fonti di
produzione e della distribuzione in atmosfera delle CO2
attraverso otto milioni di misurazioni ogni 16 giorni.
Avrebbe dato un contributo alle ricerche sui “pozzi” di carbonio
e sul ruolo delle foreste e degli oceani nell’assorbimento di
CO2.

Ironia della sorte il satellite della Nasa è caduto nell’Oceano
antartico a pochi chilometri dal luogo dove si stanno incontrando
i ministri dell’Ambiente di diversi Paesi per discutere del
riscaldamento globale e della lotta ai cambiamenti climatici. La
CO2 è il principale gas serra, dal 2006 al 2007 le emissioni di
questo gas sono aumentate del 3%, secondo le agenzie scientifiche
internazionali.

Cep

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