La pipì del micio in Aula E il Tribunale va in tilt

La pipì del micio in Aula
E il  Tribunale va in tilt

Varesini litigiosi, anzi litigiosissimi e i tribunali si intasano di cause al limite dell’assurdo. I settore più colpito da questa voglia di “ci vediamo in tribunale” è ovviamente quello civile; accanto a questo, lavora per fronteggiare una mole di lavoro sempre maggiore (ma con un organico in difetto di oltre il 41%) l’ufficio del giudice di pace, dove i magistrati al servizio del territorio di competenza varesina dovrebbero essere 12 e invece sono cinque.

Alcuni esempi? Dal cane del vicino che abbia dopo le 22 disturbando il sonno (causa civile con tanto di richiesta di risarcimento per il mancato riposo che avrebbe inficiato la resa sul lavoro), al gatto incontinente che andrebbe ad urinare sulla soglia d’ingresso del dirimpettaio.

Causa complessa, nello specifico, in quanto il gatto sotto accusa non è mai stato colto in flagranza di reato e la “vittima” dei bisogni felini ha avanzato l’ipotesi (ovviamente poi bocciata) di eseguire un test del dna.

E non è finita: nell’ambito del settore separazioni/ divorzi, ha fatto storia la causa che vide due coniugi denunciarsi più di 60 volte per le ragioni più disparate sino a quando il giudice non denunciò loro per intralcio alla giustizia.

E non mancano i “casi umani” che alla giustizia varesina si appellano per mettere un freno a figli spendaccioni: nell’ottobre scorso un giudice varesino concesse la figura dell’amministrazione di sostegno ad una giovane affetta da “shopping compulsivo”. La ragazza aveva una media di acquisti per un valore di 500 euro giornaliero che la sua carta di credito non poteva coprire. Il debito accumulato tra vestiti, accessori, profumi e biancheria da casa, aveva toccato i 50 mila euro.

La madre della ragazza, dopo aver suo malgrado ripianato il debito, aveva chiesto che alla figlia venisse “concesso” l’amministratore di sostegno così come accade per persone incapaci o affette da gravi disabilità.

«La ltigiosità è consistente ed in aumento» conferma , presidente del tribunale di Varese, che ha messo nero su bianco la tendenza al ricorso agli avvocati dei varesini correlandola a una cronica carenza di personale in servizio nel palagiustizia di piazza Cacciatori delle Alpi.

«Nonostante questo il settore civile sta migliorando i tempi di lavoro», spiega Sant’Angelo, con cause evase con una media di 30-36 mesi. Certo se eliminassimo dai 12.430 procedimenti pendenti del settore civile varesino le “cause inutili”, i tempi migliorerebbero ulteriormente. A queste, per altro, si affiancano i 3.400 procedimenti analizzati dall’ufficio del giudice di pace: qui la fanno da padroni i ricorsi contro le sanzioni dovute a infrazioni al codice della strada.

A quanto pare i varesini odiano pagare le multe. Al secondo posto stanno le cause condominiali o tra vicini. Le motivazioni? Dall’auto posteggiata nello spazio comune che andrebbe invece lasciato libero, al motorino del piccolo di casa che ha macchiato d’olio il portico.

Varese, del resto, non si discosta dal trend nazionale: in Italia sono sei milioni le cause civili in corso, ciascuna di queste costa in media 500 euro allo stato che ha un ritorno economico pari all’8,3% dell’esborso accollato per sostenere la spesa pubblica.

Ad ogni cittadino la giustizia in Italia costa in media 70 euro per abitante. Le cause inutili hanno anche un pesante risvolto economico sulle imprese: oggi in media occorrono 1.200 giorni per un recupero credito e la giustizia lenta e ingolfata dalle cause più bislacche costa una media di 371 euro ad impresa per un totale nazionale di due miliardi 300 milioni di euro di danno a chi produce.

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