La prima volta dei nidi «Scioperiamo per vivere»

La marcia delle educatrici a Palazzo Estense: «Basta promesse, ora i fatti». Sul piatto il monte ore, la formazione e anche il vestiario inadeguato

– Mai prima d’oggi le educatrici degli asili nido erano scese in piazza per far sentire la propria voce. Allo sciopero di ieri hanno aderito 48 educatrici su 51. Hanno marciato compatte. Innalzato manifesti, come quello con scritto «non siamo giocattoli». Hanno agitato sonaglietti, intonato canti, indossato le magliette di sempre, quelle con le stampe degli orsacchiotti e i loghi delle strutture comunali. La pioggia che cadeva a scrosci non le ha fermate: alle nove

sono partite da via Cairoli e hanno marciato in corteo fino a Palazzo Estense, sotto gli ombrelli. «Siamo noi che mettiamo la faccia davanti ai genitori. Facciamo di tutto per non penalizzare l’utenza, ma il Comune fino ad oggi non ci è venuto incontro in questioni organizzative che potevano essere facilmente risolte – ha detto , delegata Rsu – Se siamo arrivate a proclamare lo sciopero è perché il tentativo di conciliazione di luglio è fallito».

Sono settimane che le educatrici indossano un cartellino con scritto «stato di agitazione sindacale». In primo luogo, chiedono di rivedere il contratto: quello nazionale è di 42 settimane, mentre le attività di luglio e agosto, così come previsto dalla normativa regionale, fanno sì che le lavoratrici stiano in servizio per 47 settimane.
«Le giornate in più devono essere retribuite con un compenso definito in sede di contrattazione decentrata, norma fino ad ora rimasta inapplicata» dicono le educatrici, che – in secondo luogo – chiedono «la revisione e la redistribuzione del pacchetto “monte ore”, ossia della banca ore a disposizione annualmente per progetti, formazione, incontri con le famiglie, preparazione delle attività, riordino e manutenzione di giochi e ambiente». Terzo: il rispetto della fascia lavorativa anche per le ore di formazione, che le educatrici vorrebbero essere distribuite tra le 7.30 e le 18. Quarto e ultimo punto: la modifica delle modalità di assegnazione del vestiario, «non sempre idoneo alle necessità operative, cosa che costituisce uno spreco di denaro pubblico».

L’assessore al personale e il dirigente hanno incontrato le lavoratrici, assicurando che il tavolo è aperto. Si è riunito una settimana fa e si riunirà ancora domani a Palazzo Estense. La trattativa quindi è in corso. «Noi abbiamo fiducia in voi, ma voi dovete fare altrettanto. Saremo parte attiva per cercare soluzioni. I margini di discussione ci sono» ha detto Longhini.
Le educatrici sono preoccupate anche per la chiusura della ludoteca e dell’asilo nido di Calcinate del Pesce, nonché per l’imminente chiusura del Centro Intercultura e per il blocco delle assunzioni.
Per questo chiedono «un adeguato contingente di personale in tutti i nidi, tanto più in relazione alla prossima apertura del nido di Bizzozero».