«Tornare in Italia? No grazie». L’annuncio del governatore Maroni di una serie di interventi di Regione Lombardia per contrastare la fuga delle imprese in Svizzera non fa breccia nel cuore di chi ha portato la propria oltre confine: «Belle idee, ma noi stiamo qui. Qualsiasi agevolazione non sarà mai allettante quanto quelle elvetiche».
Il presidente , nei giorni scorsi, ha annunciato importanti misure «per rendere la vita più facile alle nostre imprese e contrastare anche la delocalizzazione oltre confine».
Si tratta del pacchetto “La Lombardia per le Imprese”, approvato dall’esecutivo «per garantire meno burocrazia, fiscalità di vantaggio, facilitazioni nell’accesso al credito, libertà d’impresa, riorganizzazione degli sportelli unici per le attività produttive, razionalizzazione del sistema dei controlli – ha spiegato Maroni – Questi sono alcuni dei punti chiave del progetto di legge per il rilancio della competitività lombarda, che sarà approvato dalla giunta regionale entro la prima settimana di ottobre». Tra le novità anche un accordo di localizzazione produttiva per promuovere l’attrazione di nuovi investimenti sul territorio.
E un’allettante fiscalità di vantaggio che stabilirebbe il minor carico fiscale per le nuove imprese, a valere sulle imposte regionale e comunali.
«Vuol dire tutto e niente – spiega , varesino titolare dell’impresa Ricompro a Muzzano – Aspetteremo le misure , ma dubito che saranno in grado di far concorrenza ad un sistema strutturato come quello Svizzero».
Una sorta di Eldorado per gli imprenditori lombardi, abituati alle nostre lungaggini burocratiche «a permessi infiniti da chiede e da ottenere – aggiunge , imprenditore varesino che ha esportato l’eccellenza enogastronomia italiana in Svizzera – e che comunque non vanno mai bene, sono sempre incompleti o insufficienti al momento dei controlli».
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