La sindrome cinese colpisce anche Busto

BUSTO ARSIZIO Commercio, è sindrome cinese: preoccupa l’invasione di supermercati cinesi (due aperture negli ultimi due mesi a Busto Arsizio e poco oltre i confini). I problemi principali? Non danno lavoro agli italiani e “rubano” il posto alle attività storiche.Fabrizio Ferrari, sindacalista Fisascat-Cisl, non ha ancora toccato con mano questioni sindacali direttamente concernenti queste attività, ma non nasconde una certa preoccupazione nei confronti dell’invasione ai danni dei negozi storici. «Stiamo notando che ultimamente le società cinesi investono molto nei supermercati, nei bar e nei ristoranti – dice – ed è un fatto che queste attività non danno occupazione a personale italiano. Sono umili e hanno tutto il diritto di intraprendere, ma purtroppo il loro è un mercato chiuso».Massimo Rogora, consigliere comunale della Lega Nord e fiduciario degli ambulanti del mercato di Busto

Arsizio, sceglierebbe la linea del boicottaggio: «Si facciano un esame di coscienza i bustocchi e gli italiani che frequentano questi supermercati pieni di prodotti “made in China” e si chiedano come faremo un domani a dare un posto di lavoro ai nostri figli. Loro di certo non li vediamo nelle corsie dei nostri supermercati».Rudy Collini, vicepresidente del distretto del commercio di Busto Arsizio, cerca di affrontare la questione con pragmatismo: «Siamo in un sistema di libero mercato e di globalizzazione e non possiamo impedire a nessuno l’apertura di attività imprenditoriali, purché vendano prodotti sicuri e a norma. Quello che auspichiamo è che questi commercianti si confrontino con il territorio e partecipino al suo sviluppo come stiamo cercando di fare noi a Busto coordinando e condividendo le politiche e le iniziative all’interno del distretto».

e.romano

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