L’abbraccio di Varese a Scola Un migliaio di persone in basilica

L’abbraccio di Varese a Scola Un migliaio di persone in basilica

VARESE «Mi affido al vostro abbraccio che sento fraterno». Cerca e sente l’abbraccio della sua Chiesa, il cardinale Angelo Scola, che ieri ha dedicato l’intera giornata a «quella terra di grande tradizione cristiana» che è la provincia di Varese.

Prima l’incontro con i sacerdoti e i diaconi, poi la messa in una basilica estesa a una piazza San Vittore raccolta in preghiera fin dentro i negozi che vi si affacciano e, infine, l’abbraccio agli operatori delle 235 parrocchie del decanato varesino.

L’arcivescovo di Milano che, subito dopo la natia Lecco, ha scelto Varese come tappa del suo cammino di conoscenza «della vastissima diocesi ambrosiana», cerca l’abbraccio e lo trova: quello delle autorità, dei sessanta parroci che lo affiancano sull’altare assieme al vescovo Luigi Stucchi e al prevosto Gilberto Donnini, dei malati ai quali rivolge la prima carezza, dei bimbi (come quelli dell’oratorio di Bobbiate, che affollano la navata al termine della celebrazione), degli anziani, dei ragazzi e delle famiglie.

Quello dei varesni: quasi un migliaio quelli che, nonostante l’ora (le 18) e il giorno (un giovedì lavorativo), rubare qualche istante al lavoro pur di incontrarlo e d’ascoltarlo in una basilica piena in ogni suo posto (750) e in una piazza, un po’ meno piena, sulla quale l’immagine e le parole di monsignor Angelo Scola arrivano attraverso un maxischermo.

«I miei genitori si ricordano di lei, della messa di un giovane prete con il ciuffo rosso, e pregano per lei» dice una donna all’arcivescovo che impiega una ventina di minuti ad abbandonare il centro città, stretto nell’abbraccio di una famiglia chiamata Chiesa.

La stessa al quale si rivolge a braccio, con il solo Vangelo poggiato sul leggio, perché è prima di tutto attraverso la scelta del brano di Luca e delle letture che apre la riflessione con questa terra di tradizione cristiana ma entrata in una «configurazione plurale, dove molte e diverse visioni della vita si incontrano e talvolta si scontrano».

Si rivolge ai battezzati, «talvolta smemorati», rammenta che è questo il nuovo, complesso, terreno di confronto della fede con la quotidianità. Più impegnativo forse, ma inderogabile: «Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno» scandisce: «Come fedeli, pensiamo veramente che Gesù è principio e fine della nostra vita, della storia dell’uomo e del Cosmo?».

Il “nuovo vescovo” stimola le coscienze e la fede, sollecita l’interrogativo e la risposta: «La mia risposta è carica di speranza. Vedendo l’accoglienza che mi avete riservato, posso dire sì, Gesù è al centro del cosmo e di tutta la famiglia umana».

Una famiglia chiamata a vivere nella comunione e nella testimonianza: «Su questo poggia l’inizio del mio ministero e voi, qui così numerosi, siete qui ad accompagnarmi, a darmi una mano».

Il cardinale lecchese riconosce alla terra varesina una forza innovativa e creativa, una centralità civile, sociale e politica peculiari: «Siete immagine della Chiesa universale, che vive nell’unità dello Spirito Santo» e dovete avere la capacità del «dono totale». Che si traduce nel messaggio della fede nella famiglia, nel lavoro e nella quotidianità, pur «nel travaglio che stiamo vivendo anche in questa terra di prosperità buona».

e.marletta

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