L’acqua resterà pubblica e potrà continuare a essere gestita da società controllate dal comune. Il che significa, tra l’altro, niente aumenti indiscriminati in bolletta e completamento dell’Ato più vicino, con la possibilità di accedere a fondi europei per gli interventi su pozzi, acquedotti, fognature e depuratori, invece di pagare multe per la loro inefficacia. Visti gli esempi di realtà italiane dove, dopo aver affidato il servizio a gruppi privati, i costi sono aumentati fino a moltiplicare per due, tre o persino otto volte la tariffa iniziale, l’idea di mantenere le tariffe in linea con la media attuale della Provincia di
Varese (0,70 euro per ogni metro cubo consumato), tra i prezzi più bassi di tutta Europa è incoraggiante ed è uno degli effetti attesi della nuova legge regionale in materia. Per ora si tratta solo di un «progetto di legge», ma il consiglio della Lombardia lo discuterà martedì con ottime possibilità di approvazione visto il parere favorevole di maggioranza e opposizioni. Una svolta questa attesa da anni, soprattutto qui a Varese, dove il dibattito sulla gestione dell’acqua ha di fatto bloccato per anni la costituzione dell’Ato (Ambito territoriale ottimale per il ciclo integrato delle acque, dalla captazione alla depurazione).
f.tonghini
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