Lacrime e rabbia a scuola A Varese ottanta senza lavoro

Lacrime e rabbia a scuola A Varese ottanta senza lavoro

VARESE Si piange davanti all’ufficio scolastico provinciale. È il giorno delle nomine degli ultimi precari. Davanti ai cancelli ci sono più di cento persone tra personale amministrativo, tecnico e bidelli. Ma sono rimasti vacanti solo diciassette incarichi di nove mesi, da settembre a giugno. E 337 spezzoni orari.

Le ore poi continuano a diminuire, tanto che qualcuno paragona la situazione all’indice Mibtel della borsa di Milano. Ma c’è poco da scherzare, più di ottanta persone sono destinate a tornare a casa senza lavoro. Di nuovo disoccupati, anche se hanno lavorato negli ultimi cinque e perfino die anni. Anche se sono laureati. Anche se hanno figli da mantenere e il mutuo da pagare.
«È stata una sorpresa amara tornare disoccupata dopo aver lavorato con continuità negli ultimi tre anni – dice Antonella Nicita – E adesso come faccio a mantenere una bambina di quindici mesi e a pagare il mutuo?». «Non so più dove sbattere la testa adesso che sono senza lavoro» sbotta Umberto Monaco, 47 anni, neodisoccupato. «Come mantengo due figli con sei ore di lavoro alla settimana?» si domanda Lucia Fratto.

«E poi hanno il coraggio di chiamarci “bamboccioni” – continua Alessandro Amoroso – Un giovane come fa a metter su famiglia con mille euro di stipendio? Per cinque anni consecutivi ho lavorato. Mi mantenevo qui al Nord, pagando 500 euro di affitto. Ma adesso tornerò da mamma e papà. L’umore? Si finge di star bene». Roberta Scorrano è una mamma single. È laureata e ha lavorato per sei anni consecutivi come amministrativa,

dieci anni se si considerano le supplenze precedenti. «I sindacati non ci hanno garantito e protetto – dice adesso, che è rimasta senza lavoro – Hanno sbandierato la regolarizzazione del personale diventato di ruolo, ma non hanno detto che molti dei nuovi amministrativi saranno i bidelli che hanno superato il concorso. Alcuni di loro non hanno mai messo piede in segreteria. Noi, che già conoscevamo il lavoro, finiamo in mezzo alla strada».

Sono tutti arrabbiati per il concorso indetto lo scorso anno che ha permesso ai collaboratori scolastici di superare un esame e diventare assistenti amministrativi. Un concorso che ha concesso a molti di migliorare la propria posizione, ma che ha sottratto il posto a chi già lo occupava come precario.
 Adriana Morlacchi

s.bartolini

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