Bimbo gioca con arco e frecce: panico in via Veneto. È accaduto intorno alle 17 di ieri: i dardi scagliati senza malizia dal ragazzino sulla strada hanno fatto scattare l’allarme.
Sul posto polizia e carabinieri allertati da passanti impauriti: troppo fresche le immagini di gente con il machete a Jesi o di un Kabobo nostrano pronto a infilzare i passanti. Ed è stato il fuggifuggi. Quattro frecce con la punta in plastica, ma simili a frecce vere. Di quelle acuminate, in metallo, capaci di essere letali. Quattro frecce trovate sull’asfalto. Qualcuno le ha anche viste piovere con terrore verso il basso riparandosi alla bell’e meglio sotto i portici Coin.
La paralisi è arrivata insieme al panico. Molte le chiamate alle forze dell’ordine, richieste d’aiuto, segnalazioni di pericolo. E le forze di polizia hanno fatto scattare il piano sicurezza. Isolata la zona, le auto fatte passare con il contagocce sino a quando l’accaduto non fosse stato chiarito. Nessuna certezza, infatti, che dopo le frecce giocattolo, in tutto e per tutto veritiere, non avrebbero potuto piovere oggetti più incisivi. Nel frattempo si cercava il responsabile.
O meglio, si cercava il luogo dal quale le frecce venivano scagliate. Con il traffico in centro sempre bloccato per ragioni di sicurezza. Alla fine pare sia stato individuato un parcheggio dal quale le frecce forse potevano essere state scagliate. È anche il responsabile, a quanto pare, è saltato fuori. Un bimbo, che con arco e frecce giocava agli indiani. Inconsapevole di aver paralizzato parte del centro.
Quelle frecce le aveva lanciate per giocare, lontano dagli occhi dei genitori che altrimenti l’avrebbero sgridato requisendo il kit. E del resto il mondo dei bambini è diverso dal nostro. Mai un bimbo immaginerebbe un adulto sparare da una finestra e uccidere passanti, massacrare mogli e figli, far esplodere palazzi. Una freccia è una freccia, un gioco.
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