È l’ennesimo agosto bollente dei precari della scuola. La questione è quella delle immissioni nel ruolo: i posti di Varese fanno gola a tanti docenti, non solo a quelli che da anni lavorano nella nostra città.
I “prof” locali rischiano di essere scavalcati da altri, arrivati dal Sud, con punteggi più alti in graduatoria, e con la voglia di prendere una cattedra e poi chiedere l’avvicinamento alla famiglia.
Il problema è stato sollevato dal Carroccio che ne ha fatto una questione di territorio («Ennesima porcata del Governo verso il Nord. Unica soluzione, i concorsi su base regionale» ha dichiarato il governatore ).
Ed è stato confermato dalla Cisl Scuola dei Laghi e dal suo segretario, : «La disputa è rilevante – afferma – E non si tratta di fare distinzioni fine a se stesse tra Nord e Sud: ci sono migliaia di professori lombardi che avrebbero diritto a stabilizzarsi e invece non lo possono fare».
Una situazione che è venuta a creare per determinati motivi: «Al Sud i docenti sono tutti di ruolo – spiega Bartolich – Questo comporta l’assenza di posti disponibili che i precari vanno poi a cercare nelle regioni settentrionali. In secondo luogo c’è troppa diversità nella formazione dei punteggi che determinano la graduatoria: bisogna studiare nuove modalità che premino la qualità effettiva».
Terzo punto, il vincolo di permanenza di cinque anni nella provincia di prima nomina, ora ridotto a tre: «Comporta una mobilità tale da pregiudicare tutto il sistema». Soluzioni? Due, secondo il segretario: «Ridurre la mobilità e creare degli elenchi regionali, come succede in Germania».
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