L’azienda soffre il caro-franco Gli stipendi scivolano in basso

Prime riduzioni dei salari in Canton Ticino. Gli svizzeri accusano gli italiani. «Le loro imprese vogliono massimizzare i profitti». La Cgil: «È una bufala»

Il Franco forte porta giù i salari dei frontalieri. Una delle prime aziende ad abbassare gli stipendi è stata la Mes di Stabio, ditta che produce motori e che fa parte un gruppo italiano. Proiettando su 12 mesi il valore di cambio più basso del Franco (pari a 0.98) registrato il 24 gennaio, l’azienda ha calcolato una perdita di otto milioni di euro all’anno. Per far quadrare i conti, chi lavora a ciclo continuo è pagato come chi lavora a giornata, senza maggiorazioni di turno. Lo stipendio è stato ridotto del 17,5 per cento.«Stanno arrivando in Svizzera imprenditori stranieri senza scrupoli che sfruttano i loro stessi connazionali» è la lettura che fa del la situazione generale Giorgio Fonio, sindacalista svizzero di Ocst. «Per esempio, in una azienda è stata tolta la quinta settimana di vacanza data ai

lavoratori anziani, che è stata una conquista sindacale – continua Fonio – È chiaro che la strategia è quella di massimizzare il profitto a discapito dei lavoratori. Cosa che purtroppo accade quando c’è un management straniero che non ha interesse per le zone dove opera». E ancora: «È difficile avere rapporti con la direzione di Mes da quando ha dismesso il contratto collettivo del lavoro. Noi di Ocst stiamo tentando di avvicinare i lavoratori perché è chiaro che se si presentano singolarmente non ottengono nulla perché non hanno potere contrattuale». «Quando l’azienda ha disdetto il contratto collettivo, la situazione è peggiorata, con alcuni sindacalisti denunciati (il caso è stato poi abbandonato dalla Procura). Ma noi certo non demordiamo e continuiamo a fare azioni per sensibilizzare sulla condizione dei lavoratori e sul trattamento che è stato loro inflitto».

Ma i sindacalisti italiani non la vedono allo stesso modo. «Troppo facile scaricare la questione sull’imprenditore italiano. Affermare che è l’italiano cattivo che vuole penalizzare i frontalieri è una bufala. Piuttosto bisognerebbe dire che in Svizzera non ci sono contratti cantonali, poi chiaro che il lavoratore è ricattato» afferma Paolo Lenna, responsabile varesino dei frontalieri per la Cgil provinciale.
«Da quando il Franco ha raggiunto la parità con l’euro, ai frontalieri stanno riducendo del 15 per cento la retribuzione. O, viceversa, la retribuzione viene mantenuta, ma le ore di lavoro aumentano. La competizione Svizzera è tutta sulle spalle dei frontalieri».
E ancora: «Proprio per questa ragione nel mese di marzo ci sarà una manifestazione dei sindacati svizzeri contro l’abbassamento dei salari e delle prestazioni».
«Bisogna tener conto che la cosa può diventare esplosiva perché potrebbe favorire il lavoro nero, che in Svizzera non c’è. Potrebbe essere conveniente dire “mi diminuisci il salario in regola, ma mantieni la stessa retribuzione”». E poi c’è tutta la questione della revisione delle tasse che dovranno essere pagate dai lavoratori nella fascia di 20 chilometri.

«Prima sembrava che i lavoratori si trovassero il 20 per cento in più in busta paga, ma poi bisogna fare i conti con aumento di lavoro, tasse e rischio licenziamento. Perché o accetti di diminuire la retribuzione, o ti lasciamo a casa» continua Lenna.
Specificando che la riduzione dello stipendio è del 15 per cento per i frontalieri e solo del 5 per cento per gli Svizzeri.