Roma, 1 feb. (Apcom) – Ha detto il suo nome mentre le fiamme
ancora gli avvolgevano le gambe. Le indagini sull’immigrato
picchiato e bruciato all’interno della sala d’aspetto della
stazione di Nettuno partono dalle 4 di stamane. Pochi minuti dopo
che il 112 ha ricevuto una chiamata anonima, i carabinieri della
pattuglia in servizio nella cittadina del Litorale laziale sono
accorsi sul posto. Gli investigatori stanno ora verificando le
generalità dell’immigrato.
Gli accertamenti di fatto partono da questi pochi elementi.
L’uomo stava dormendo su una panchina. All’interno dello scalo
ferroviario locale non c’erano altre persone. Secondo quanto si è
appreso non ci sarebbero immagini da telecamere a circuito chiuso
utilizzabili nella zona.
L’immigrato, che ha detto di essere nato nel ’74, è stato prima
portato all’ospedale di Anzio e poi a Roma, al centro grandi
ustionati del Sant’Eugenio. “Le sue condizioni sono molto gravi”,
si spiega. E poi: “Se avesse conosciuto gli aggressori avrebbe
avuto modo di dirlo”. I militari lavorano in stretto
coordinamento con la procura di Velletri.
Chi ha aggredito, e poi picchiato e dato fuoco all’immigrato
indiano a Nettuno “ha agito in modo premeditato”. Ne sono
convinti i carabinieri della compagnia di Anzio, che indagano
sull’episodio. Le due persone che hanno agito hanno portato con
loro il liquido infiammabile, poi usato. “Hanno agito con calma –
si spiega – forse la loro fuga era assicurata da qualche palo”. I
militari, così come i magistrati della Procura di Velletri, al
momento comunque lasciano aperte tutte le ipotesi, anche se
ribadiscono: “C’è una sicura matrice xenofoba e di
premeditazione. Per avere la conferma certa bisogna però
attendere di individuare i responsabili”.
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