VARESE «Io, leghista della prima ora, preso “a pedate” senza motivo. Proprio non me lo merito». A febbraio scadono i mandati dei segretari delle sette circoscrizioni leghiste, coordinamenti territoriali in cui è divisa la provincia di Varese. Ma il cerchio magico vuole giocare di anticipo, e per cogliere di sopresa i maroniani ha già aperto le ostilità. Destabilizzando i territori e colpendo le figure chiave delle sezioni più “antiche”.
Come a Luino, con la mozione di sfiducia contro il segretario della sezione Alfredo Cometti. Il quale è stato prima commissariato dal segretario provinciale Maurilio Canton. Per poi vedere ritirare subito dopo il commissariamento, ma a prezzo di una convocazione urgente del direttivo di sezione, per affrontare la sfiducia.
Lui, sessantasettenne, simpatizzante del Carroccio fin dagli albori – «lo seguo dal 1984, ma iscritto nel 1992» – è deluso. «È il primo attacco alla sezione di Luino in 25 anni – esclama al telefono – un attacco ingiusto. Innanzitutto verso i militanti, che sono 44 in tutto». Lo sottolinea, per fare un
paragone rispetto ai quattro che hanno firmato la sfiducia, e quindi sono in netta minoranza. «Se poi vogliamo andare a fare i pignoli – commenta – noi abbiamo un libro delle presenze dei militanti. Dopo che mi hanno “sfiduciato”, sono andato a vedere e casualmente sono proprio tra le persone meno presenti».
Cometti, oggi in pensione, ha lavorato come frontaliere. Ed è stato il fondatore della prima commissione extraprovinciale sui frontalieri. «Abbiamo elaborato il disegno di legge per il sostegno alla disoccupazione dei lavoratori che vanno in Svizzera – racconta – Il testo che poi abbiamo dato a Giancarlo Giorgetti e lui l’ha portato in Parlamento per l’approvazione. Nessuno sa che l’abbiamo fatto noi, perché siamo quel genere di persone che amano lavorare senza l’ansia di apparire». Cometti è stato anche negli anni ’90 e nel decennio scorso il pioniere della Lega nel nord della provincia, chiamato a fondare sezioni in territori “vergini”. Ad esempio è stato lui ad aprire la sezione di Laveno. E quindi, dopo decenni di lavoro in silenzio, non si meritava un trattamento del genere. Tra l’altro, arrivato proprio nei mesi di convalescenza dopo un intervento delicato a seguito di una malattia grave. Nonostante i problemi fisici, ha cercato sempre di essere presente e gestire la sezione.
L’attacco a Cometti è uno dei tasselli che il cerchio magico sta predisponendo per l’assalto alle circoscrizioni. Nel caso del Luinese, siamo nella 2, quella che assume un’importanza fondamentale per la presenza di Gemonio, e quindi dei figli di Bossi. Le circoscrizioni vedono una maggioranza maroniana: così è infatti per la uno (capoluogo), guidata da Stefano Cavallin, la tre (tradatese), la sesta (gallaratese), con Andrea Cassani e la settima (saronnese), con Cristiano Borghi. Il cerchio magico controlla solo la quattro (paesi dei laghi) e la sei (Busto Arsizio), con Gianluca Magistrelli. La due, come vediamo è a maggioranza maroniana, ma nettamente insidiata.
Intanto, sembra che Roberto Maroni non farà il capogruppo alla Camera. Per l’ex ministro sembra delinearsi un altro ruolo: la presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo dei servizi.
Marco Tavazzi
s.bartolini
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