Saldo negativo sulle assunzioni, i sindacati sono preoccupati per l’emergenza occupazionale che non accenna a frenare: «Servono azioni concrete. Con l’esaurirsi degli ammortizzatori sociali, i lavoratori non vengono riassorbiti».
I dati di Excelsior-Unioncamere confermano un trend che le organizzazioni sindacali della provincia di Varese denunciano da tempo.
All’appello del segretario generale della Cgil Umberto Colombo («Bisogna creare lavoro») fanno eco i vertici provinciali di Cisl e Uil: gli stessi attori che non più tardi dello scorso primo maggio manifestavano proprio per chiedere azioni per il lavoro, in un luogo simbolo del declino economico della nostra provincia qual è Malpensa. Marco Roberto Pagano, segretario
della Cisl dei Laghi per Varese, prova a dare una motivazione a questo ennesimo dato negativo sul fronte occupazionale: «Finiti gli ammortizzatori, le aziende chiudono e i lavoratori si trovano disoccupati. Man mano che finiscono i periodi delle casse in deroga e di cassa integrazione con mobilità, l’economia del territorio non riesce ad assorbire queste uscite».
Ecco perché le uscite superano le entrate. Significa che il Varesotto non è più la locomotiva economica di una volta? «L’export va bene, ma non crea molto lavoro – fa notare Pagano – è la domanda interna in crisi che mette in ginocchio l’occupazione. Anche se tengono le aziende aeronautiche, grandi gruppi come Whirlpool e Malpensa, sono le piccole e medie imprese a sostenere l’occupazione. O c’è un’inversione di tendenza – pensiamo solo all’edilizia che ha dimezzato il numero di addetti – investendo nel manifatturiero e nel turismo, oppure non ci risolleveremo».
«Sono anni che manca il ricambio e che i nostri giovani scappano all’estero a cercare opportunità».
Il sindacalista della Cisl non pretende di tornare ai livelli pre-crisi: «Come prima non torneremo più, ma sono fiducioso sul fatto che si possa far ripartire il nostro territorio – rivela Pagano – Servono misure concrete. Con il confronto tra organizzazioni sindacali e associazioni di categoria e con la buona politica si possono trovare le soluzioni».
Eppure la situazione è preoccupante, come i sindacati denunciano ormai da tempo. «Quelli di Unioncamere sono dati che confermano una tendenza nota – sottolinea Antonio Albrizio, segretario generale della Uil di Varese – in una situazione inerziale, se non ci sono condizioni nuove il trend non può invertirsi da solo. Da tempo le organizzazioni sindacali chiedono un rilancio vero, che passa per una politica industriale a sostegno delle imprese e degli investimenti».
Non solo decreti, agevolazioni e modifiche normative: «Usciamo dal vicolo cieco dell’articolo 18 e parliamo di una normativa sul lavoro moderna, che risponda alle esigenze ma che non sia penalizzante per i lavoratori – l’appello del segretario della Uil di Varese – se anche si sbloccasse il tema del mercato del lavoro, non risolverebbe nulla, perché c’è molto altro su cui ragionare, dall’accesso al credito agli investimenti. È il sistema nel suo complesso che deve riprendersi».
Così anche dalla Uil arriva l’appello alle istituzioni ad agire: «Non c’è più tempo da perdere e stando a guardare i problemi non si risolvono – sottolinea Albrizio – occorre fare delle scelte di politica industriale, in fretta e bene. Possibilmente confrontandosi con le parti sociali, che da questo punto di vista sono disposte al confronto. Non ci chiuderemo a riccio».
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