Lo stesso amore chiamato sport Ora i loro campi sono più vuoti

Nicolò una colonna dei Gorillas, Marco il punto fermo dei Mastini. Football americano e hockey, i loro mondi: «Erano cresciuti qui»

– Una passione comune: lo sport. Lo sport duro, fisico, di contatto, di fatica. era una colonna dei Gorillas, la squadra di Football Americano di Varese, che gioca e si allena a San Fermo. era invece da sempre un punto fermo dei Mastini, la squadra cittadina di hockey in cui militava fin da quando era bambino. Un amore, quello per l’hockey, condiviso con il padre Maurizio,

storico dirigente dei gialloneri e delegato della Federghiaccio Lombardia. Gli ambienti sono scossi, attoniti. In queste situazioni, è comprensibile, c’è sempre poca voglia di parlare. La speranza è che sia un brutto sogno, che non ci sia nulla di vero., presidente e giocatore dei Gorillas di Varese, è commosso, riuscire a parlare è un’impresa. Su Facebook, gli ha dedicato una commovente poesia di John Donne.

Nicolò per lui ancor prima che essere un compagno di squadra era un amico, un grande amico.
«In questo momento la cosa più tragica è non potersene rendere conto. Nicolò era un ragazzo di vent’anni ed innanzitutto era un amico per me, avevamo stretto un rapporto molto bello tra di noi. Scusatemi ma mi sembra ancora incredibile».
«Guardando il suo profilo Facebook mi sono accorto che nonostante fossimo usciti migliaia di volte, non avevamo nessuna foto assieme. Nell’irrazionalità di questi momenti, ho pensato anche a questo. Non riesco proprio a concepire quello che è successo. In queste situazioni poi c’è sempre la gara a chi dice cose banali, però non posso non ricordare Niccolò come una persona adorabile, un ragazzo buono, con un sorriso contagioso, sempre stampato sul viso. Era una di quelle persone positive che danno luce a un ambiente e a un gruppo come il nostro. Non penso di sbagliare se dico che nessuno ha mai avuto nulla da lamentarsi per lui».
Oltre ad un grande amico, Paolo lo ricorda come un ottimo giocatore: «Forse non ha senso ricordarlo perché la persona viene sempre prima, però era un eccellente giocatore, uno dei più promettenti. Avremmo iniziato gli allenamenti tra un paio di settimane, ma in realtà noi non ci dividiamo mai, siamo sempre assieme.

«Eravamo fermi in questo momento, ma il Depe l’avevo visto due settimane fa, prima che partisse per le ferie. Questa sera (ieri, ndr) abbiamo una riunione della dirigenza, che era già in programma, e penseremo a cosa fare per lui, sentendo prima però la famiglia per non sentirci fuori luogo e per rispettare il loro dolore. Nicolò era una bella persona, era speciale, positivo. Ancora non ci credo».
In casa Hockey Varese, è ancora più difficile dire qualcosa per ricordare il Mastino Marco Fiori. Ci prova il presidente , che si trova in India in questi giorni: «Sono distrutto, anche perché trovarsi lontano è ancora peggio. Penso a lui, lo vedo da bambino alle prime armi sul ghiaccio».
«È cresciuto con noi, l’ho visto diventare grande e poi anche padre. È sempre stato un ragazzo serio, generoso. Ancora non mi capacito di quanto è successo, mi sento vuoto». Come per i Gorillas, nessuno al Pala Albani ha avuto la forza di pensare a come ricordare Marco: «Ancora no, non c’è stato il tempo di pensare a qualche iniziativa a livello societario. Siamo tutti spaesati».