L’ultima beffa di mamma Rai Canone per pc, tablet e telefoni

L’ultima beffa di mamma Rai Canone per pc, tablet e telefoni

VARESE Le lettere della Rai di Torino, quelle con cui viene inviato il bollettino per il pagamento del canone Rai, stanno arrivando anche ai titolari di partita Iva, dai medici ai negozianti, passando per gli studi di avvocati e i laboratori degli artigiani.

A tutti viene chiesto di pagare il canone per il possesso di apparecchi attraverso cui è possibile ricevere i programmi Rai. Che ora sono anche su internet, quindi il canone va pagato su pc, tablet e smartphone. E anche a Varese la protesta divampa, con un coro unanime che comprende associazioni di categoria e ordini professionali, sostenuta anche dal Pd lombardo che, in una nota firmata dai varesini Alessandro Alfieri e Stefano Tosi, definisce il canone sui pc «un balzello vero e proprio che, oltre tutto, non ha nessuna giustificazione, in quanto spesso è applicato forzatamente e a sproposito».

La colpa della nuova tassa è tutta dell’articolo 17 del decreto “Salva Italia” e di un Regio Decreto, il numero 246 del 1938, che sentenzia: «Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento». In tempi di trasmissioni in streaming via web, queste norme legittimano la Rai a chiedere il canone perfino per i sistemi di videosorveglianza.

I primi a protestare sono stati quelli di Rete Imprese Italia, a cui aderiscono cinque organizzazioni imprenditoriali (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti): «Una richiesta assurda perché vengono ‘tassati’ strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai», si legge nella lettera inviata direttamente a Mario Monti e al suo ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera.

Il canone speciale per le imprese costerà dai 200 ai seimila euro l’anno, a seconda della loro dimensione e tipologia, e i rappresentanti varesini si uniscono alla protesta. «Sono arrabbiatissimo – dice Franco Orsi, presidente di Cna Varese – Dicono che dobbiamo modernizzarci, e poi ci impongono un canone su apparecchi fondamentali per il nostro lavoro, come i pc o gli stessi smartphone. E tutto questo ispirandosi a una legge del 1938». Secondo Roberto Tanzi, direttore di Ascom Varese, il nuovo canone rappresenta «uno scollamento dalla realtà. Brutte sorprese come questa non servono di certo a far ripartire l’economia».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese: «È stato lo stesso Governo a imporre alle imprese un processo di informatizzazione – dice Colombo – E ora ci si trova a dover pagare un balzello esoso per l’utilizzo di indispensabili strumenti di lavoro per gli imprenditori?». Franco Colombo, presidente Confapi Varese, si spinge un po’ più in là: «Le aziende potranno opporsi dimostrando anche che certi firewall di rete aziendale potranno impedire l’accesso ai canali Rai per vedere filmati o programmi».
Chiara Frangi

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s.bartolini

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