L’ultima moda dei bigioni? Farsi il piercing ai Giardini

Zac, naso bucato. Orecchio bucato. Labbro bucato. I piercing adesso si fanno sulle panchine dei Giardini Estensi con grosse ago cannule e altri strumenti del mestiere – come pinze per tendere la pelle – che si comprano su internet o in farmacia.

La pratica si svolge alla luce del sole. Al mattino, durante una bigiata. Altro che le sale asettiche di negozi specializzati. Il giovane di turno appoggia la testa sul tavolo di pietra.

Un batuffolo di alcol per disinfettare l’ago e la parte del corpo da “trafiggere”. E poi via, piercing “a batteria”. Prima l’amico, poi l’amico dell’amica.

Una prova di forza per chi deve sopportare il dolore. Una prova di abilità per chi è incaricato dal gruppo di introdurre aghi, ma anche “tunnel”, “plugs”, “spirali” per dilatare il foro del piercing già cicatrizzato e allargarlo sempre di più.

I sociologi interpretano tali pratiche come veri e propri rituali di passaggio che dalle culture primitive sono arrivate fino ai giorni nostri; il singolo, secondo tali codici, deve sottoporsi a un certo numero di prove per dimostrare di essere pronto per far parte di un gruppo di “adulti”.

Ad aver notato il dilagare del fenomeno ai Giardini Estensi sono stati gli operatori ecologici di Aspem. Uno ha persino sorpreso alcune ragazze nell’atto di forarsi le orecchie “artigianalmente”.

L’operatore ha provato a domandare alle ragazze se fossero a conoscenza dei rischi a cui andavano in contro, ma gli è stato risposto: «Meglio fare questo che altro, non trova?».

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