VARESE «Mano morta» in università: un problema che evidentemente non riguarda soltanto il binomio professore-studentessa, più volte approdato sulle pagine dei giornali e persino al cinema. All’Insubria, infatti, il 3,2% del personale tecnico-amministrativo dichiara di aver subito molestie sessuali. E le vittime sono sia donne (3,8%) che uomini (2,2%). Questi numeri emergono da un’indagine sulla soddisfazione del personale, avviata nell’anno accademico 2005/06 e recentemente pubblicata nel bilancio sociale dell’ateneo curato dal Centro di ricerche su etica negli affari e responsabilità sociale, afferente al dipartimento di economia. Sulla spinta di quell’indagine, che evidenziava anche una percentuale ben più significativa (14% dei docenti e 25,9% del personale tecnico amministrativo) di discriminazioni dovute al genere e all’età, piuttosto che a invidie e gelosie – è nato il «Codice di comportamento per la prevenzione e la tutela delle molestie morali e sessuali nell’ambiente di studio e di lavoro», promulgato con decreto rettorale del 26 febbraio scorso. Si tratta di un documento elaborato dal Comitato mobbing sulla base di un testo a suo tempo presentato dal Comitato pari opportunità, due organi attivi ormai da anni all’interno dell’ateneo insubrico. Il Codice, che tutela sia gli studenti che i dipendenti dell’università,
è composto di 8 articoli. Si parte dalla definizione dei comportamenti perseguibili. «Per molestia si intende qualunque condotta che si manifesti attraverso atti, comportamenti, gesti, espressioni verbali o scritte aventi lo scopo o l’effetto di arrecare offesa alla personalità, alla dignità o all’integrità fisica o psichica di una persona». Il mobbing «è caratterizzato da una serie di atteggiamenti, atti o comportamenti, diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico, intenzionale ed abituale e aventi connotazioni vessatorie, aggressive, umilianti o denigratorie, contraddistinti – anche se formalmente legittimi – da un intento persecutorio ed emarginante». Le molestie sessuali, invece, includono non soltanto «le richieste implicite o esplicite di prestazioni sessuali offensive o non gradite», ma anche «apprezzamenti verbali sul corpo, il sesso, o l’orientamento sessuale; affissione e diffusione, anche in forma elettronica, di materiale pornografico negli ambienti di lavoro e studio». Per aiutare le vittime di molestie e mobbing a tutelarsi, attraverso procedure informali o denunce formali, sarà istituita la figura del Consigliere di fiducia. A breve il Consiglio di amministrazione delibererà in merito all’entità del suo compenso e l’ufficio Affari generali procederà alla predisposizione del bando di selezione. La nomina dovrebbe avvenire entro l’estate.
s.bartolini
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