«Però lo scriva chiaro: il comune si chiama Oggiona Santo Stefano, ma noi siamo a Santo Stefano». Roberto Maineri è uno di quegli imprenditori che hanno reso il Made in Italy ciò che è nel mondo oggi. Artigiano, o piccolo imprenditore: in un’azienda che esporta in Russia e Australia ed è considerata il top nel mondo lavorano lui e tre dipendenti.
A Santo Stefano si affetta il mondo: il prodotto top della Maineri sono le affettatrici, in particolare quelle a volano. Roba da Gourmet, gioielli che si trovano in ristoranti stellati perché il prosciutto affettato con una Maineri piace agli chef.
La particolarità? «Le nostre affettatrici nascono così: sono tutte interamente realizzate a mano». Il piglio di Maineri è fantastico: in azienda entra nel 1972 dopo un diploma da perito meccanico. Il padre Luciano aveva fondato l’attività nel 1958: officina meccanica e riparazione affettatrici.
Crisi? «No – afferma Maineri – il nostro prodotto è di nicchia e molto ricercato da clienti sofistica. Nessun insoluto. Nessun calo negli ordini». Dagli anni ’50 a oggi la Maineri è cambiata molto: «Il rinnovamento è l’arma vincente per ogni imprenditore – spiega – A questo si aggiunge la flessibilità: noi lavoriamo tutti insieme. Quando gli ordini aumentano facciamo tutti uno sforzo in più». E la Maineri è considerata la Ferrari delle affettatrici. Dal patron di Santo Stefano attivano anche consigli anticrisi: «Puntare sulla qualità, sul prodotto di nicchia unico e irripetibile. Se lo sapete fare soltanto voi così bene non potranno comprarlo altrove».
Maineri pensa anche ad un rilancio dell’economia «facendo rete, tutti insieme. Penso ai vecchi consorzi». E chiude guardando ai giovani: «Dobbiamo tornare alla cultura dell’apprendistato. Serio, ben fatto, in grado di trasmettere un know how o una professione, come preferisco dire io».
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