Roma, 18 mar. (Apcom) – Dopo l’annuncio della candidatura dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris alle europee nelle liste Idv, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha voluto lanciare il suo monito: le toghe che entrano in politica lascino per sempre la magistratura. La scena scelta da Mancino è stata la più istituzionale possibile: la sala Bachelet di palazzo dei Marescialli,
all’inizio del plenum del mercoledì. Sul tavolo circolare la richiesta di aspettativa ‘per fini elettorali’ di De Magistris. Dichiarazioni di voto e subito la parola al vicepresidente: “voterò sì”, ha detto, e poi l’affondo: “”La candidatura di Luigi De Magistris, ma non è e non sarà la sola, pur legittima…chi può mai comprimere l’elettorato passivo?… apre un dibattito, l’ennesimo, e una riflessione, vecchia”.
“Il dibattito: una volta candidato – ha proseguito Mancino – il
giudice ammette d’essere divenuto ‘parte’, non foss’altro perché
si è schierato con una forza politica, e non certo per un solo
giorno. La riflessione: lo status di parlamentare è a termine,
permane fino a quando gli elettori lo confermano, ma la questione
è tutta intorno al rientro nel ruolo di magistrato. E’ giusto
che chi viene eletto rientri in magistratura ha mandato finito?
Ho sempre sostenuto di no, anche se non sono mai riuscito, quando
ero in Parlamento, ad avere condivisione da molti colleghi
parlamentari. L’esigenza che esprimo oggi – ha quindi concluso
Mancino – è che venga disciplinata l’ipotesi del parlamentare che
vuole tornare a fare il magistrato. A mio avviso è preferibile
che venga stabilito il divieto di rientrare nell’ordine
giudiziario”.
Immediata la replica del magistrato: “Eletto o no – ha detto
infatti De Magistris in conferenza stampa alla Camera – lascio la
magistratura per sempre. Per me la politica diventa una scelta di
vita, una scelta irreversibile. Ho da poco passato i 40 anni e
credo che questa esperienza occuperà i prossimi anni perchè è un
progetto che non si realizza in tre mesi o in un anno”.
Insomma, pare chiudersi così la parabola del ‘creatore’
dell’inchiesta Why Not, con tutte le turbolenze che essa ha
creato, dalle dimissioni di Clemente Mastella dalla carica di
Guardasigilli e la successiva e non casuale caduta del governo
Prodi fino allo scontro tra le procure di Salerno e di Catanzaro,
che ha costretto anche il presidente della Repubblica a una presa
di posizione pubblica. In realtà non è così: De Magistris,
infatti, è ancora sottoposto a un procedimento disciplinare di
fronte al tribunale delle toghe per la sua condotta nelle
intercettazioni ai danni di Clemente Mastella. Il 10 maggio è
prevista la seconda udienza al Csm e, hanno spiegato oggi i
consiglieri, se De Magistris non si dimetterà prima dalla
magistratura l’istruttoria andrà avanti, potendo anche arrivare a
sentenza.
Quello dell’ex pm di Catanzaro è comunque un lascito non da poco,
e De Magistris stesso, tra le righe delle sue prime dichiarazioni
da candidato, ha promesso ancora battaglia. Entrare in politica,
ha detto, “è stata una scelta difficile, perché il mio sogno era
di fare il magistrato, però a un certo punto ho preso atto del
fatto che non si vuole fare chiarezza e totale verità su alcuni
procedimenti”. Così il magistrato ha detto di voler di
trasformare “una sconfitta, perché la mia vicenda è una sconfitta
per la magistratura, in un impegno civile”.
Intanto, però, ieri si è appreso che De Magistris è anche
indagato dalla Procura di Roma per i reati di abuso d’ufficio e
interruzione di pubblico servizio, insieme con sette pm di
Salerno, tra cui l’ex procuratore Luigi Apicella. Il fascicolo,
su cui stanno lavorando gli inquirenti della Capitale, è stato
trasmesso a Roma da Catanzaro. I giudici territorialmente
competenti sarebbero stati quelli di Napoli ma visto che lo
stesso De Magistris è impegnato al tribunale del riesame del
capoluogo campano, si è imposto l’invio degli atti nella
Capitale.
Infine, in serata è arrivato il secco commento alla vicenda
dell’Associazione Nazionale Magistrati, sindacato accusato da De
Magistris di “averlo lasciato solo”. “Candidarsi o tornare in
magistratura dopo una esperienza politica è una scelta
personale”, ha detto il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini,
precisando però che rispetto a questo tipo di scelte “non c’è”
una posizione ufficiale dell’Associazione nazionale magistrati,
ma soltanto “dichiarazioni personali”. “In questo momento – ha
poi aggiunto Cascini – non c’è una proposta legislativa in
materia: quando ci sarà diremo qualcosa, ma un’eventuale riforma
legislativa in questo senso dovrà tenere conto dei vincoli
fissati dalla Costituzione. Quella di Mancino – ha concluso il
segretario dell’Anm – è comunque una legittima opinione: Mancino
ha infatti un ruolo istituzionale e può esprimere le sue
valutazioni”.
Cep
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