VARESE A marzo, in provincia di Varese la cassa integrazione è cresciuta del 735% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, e più del doppio del valore medio (292%) registrato in Italia. Il risultato sconcertante è il risultato dell’aumento esponenziale delle ore autorizzate. E per la prima volta, nel bilancio mensile, le ore di “straordinaria” superano quelle di ’”ordinaria”.
Nel terzo mese del 2008 infatti, secondo i dati Inps, erano state autorizzate 731mila ore di cassa integrazione, che a marzo 2009 sono diventate 6,107 milioni. L’aumento riguarda sia la cassa ordinaria, quintuplicata da 501 mila a 2,6 milioni di ore, sia quella straordinaria, che nel confronto mese su mese è schizzata a un valore quasi 15 volte superiore: dalle 230 mila ore di marzo 2008 ai 3,4 milioni di marzo 2009 (+1415%). Un dato grave perché la cigs può essere disposta solo nei casi di ristrutturazione aziendale, grandi crisi settoriali o territoriali, fallimenti o liquidazioni coatte. Guardando così il bilancio dei primi tre mesi 2009, a Varese sono state autorizzate 10,2 milioni di ore di cassa integrazione, rispetto al milione e 800 mila dei primi tre mesi 2008. L’aumento è pari al 457%, più che doppio rispetto alla media media nazionale (+187%). Nei primi tre mesi però il totale delle ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (5,9 milioni) supera quelle di straordinaria (4,3milioni).
Il forte aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria è un dato preoccupante, così come lo è il fatto che, al di là del dato sulle ore, cresca anche il numero delle imprese che ricorrono a questo ammortizzatore sociale» commenta il presidente dell’Unione Industriali di Varese Michele Graglia, che però guarda il bicchiere mezzo pieno, sottolineando come la cassa ordinaria – +925% a livello nazionale – nel nostro territorio mostri come il balzo in avanti di marzo sia pari a meno della metà (+430%). «Deve essere poi sottolineato che tra le imprese associate all’Unione industriali, quelle ricorse alla cassa integrazione sono state il 30% – dice Graglia – Rimane quella quota del 70% che continua a lavorare magari non a pieno regime, ma
nemmeno a ranghi ridotti. La crisi c’è, ma non bisogna ingrandirla per farla straripare oltre argini già di per sé deboli». Sul fronte della cassa integrazione straordinaria infine Graglia precisa che per sua natura questo strumento è «legato a crisi aziendali che si protraggono nel tempo, che poco hanno a che fare con le difficoltà congiunturali. Si tratta più che altro di situazioni sorte prima del crollo dei mercati di questi mesi, che ora sta dando il colpo finale». E in gran parte si tratta le ore di cigs da imputare al comparto trasporti e a Malpensa, mentre è molto minore l’aumento per il comparto industriale, per cui «il dato complessivo rischia di essere fuorviante se non letto nella giusta scomposizione per settori».
Ben diversa la lettura di Franco Stasi, segretario generale Cgil Varese: «L’aumento della cassa straordinaria è un dato che aggrava ancora di più una situazione già difficile – commenta – perché la cigs viene avviata in seguito a procedure più gravi di riorganizzazione degli organici e persino procedure fallimentari, per cui prelude situazioni molto più complesse». La Cgil conta oggi 22.333 coinvolti in provincia da ammortizzatori sociali, di cui 18mila in cassa integrazione ordinaria, 2521 in straordinaria 875 in contratto solidarietà e circa 1000 coinvolti in procedure di mobilità. «La nostra preoccupazione attuale è che le risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali non siano sufficienti. È necessario un aumento degli stanziamenti».
Piero Orlando
s.bartolini
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