VARESE Una infanzia travagliatissima, dentro e fuori dai reparti di neuropsichiatria infantile; poi un’adolescenza difficile, trascorsa in una casa alloggio per ragazzi con problemi psichici, la Rosa dei venti di Erba, in provincia di Como. Anni e anni di cure farmacologiche a base di antipsicotici. Infine, lo sballo ricercato tutti i fine settimana, a base di hascisc, cocaina e acidi, con la partecipazione ad un rave party a Desenzano del Garda il sabato prima di massacrare il suo amico Dean Catic e di seppellirne il cadavere nel giardino di casa.
La vita di Jacopo Merani, e soprattutto la sua storia clinica, è stata ricostruita minuziosamente dai suoi legali, gli avvocati varesini Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti, che ieri mattina hanno depositato una richiesta di incidente probatorio con perizia psichiatrica forense, allegando il parere di un consulente di parte, la dottoressa Stefania Zeroli. Ebbene, il quadro che ne esce è di un giovane con forti problemi di natura psichica, in cura almeno dal 1999 nelle strutture pubbliche, prima di Parma, poi dell’ospedale Del Ponte di Varese. Gli avvocati chiedono che vengano accertate le sue condizioni di salute, in particolare la sua capacità di intendere e volere al momento del compimento del folle omicidio, porato a termine con la complicità, ritengono gli inquirenti, di Andrea Bacchetta.
La richiesta dei legali è chiaramente finalizzata a sollevare il giovane dalle proprie responsabilità. «Certo – non si nascondono i due legali – Merani ha alle spalle una lunga storia clinica di disagio psichico», era curato con «Zyprexa», un antipsicotico. «Soggetto bisognoso di trattamento, in quanto affetto da disturbo di personalità di singolare gravità» si legge nella relazione medica. E poi: «Tende ad atti etero aggressivi» cioè rivolti al prossimo. E poi ancora: «Rilevanti disturbi affettivi e relazionali del comportamento».
Ora, in carcere a Monza è curato con «Serenase». Peraltro, nonostante questo quadro preoccupante, Merani aveva superato le visite mediche per l’arruolamento come volontario nell’Esercito: avrebbe dovuto cominciare due mesi dopo l’omicidio che ha negato la vita ad un suo amico ed ha cambiato, forse per sempre, la sua.
Franco Tonghini
f.tonghini
© riproduzione riservata













