Messico, oggi la visita di Obama: focus su lotta alla droga

Messico, oggi la visita di Obama: focus su lotta alla droga


Citta del Messico, 16 apr. (Apcom)
– Alla vigilia del summit
delle Americhe di Trinidad e Tobago, il presidente americano
Barack Obama sbarca oggi a Città del Messico. Al centro della
prima visita del capo di stato americano in America Latina si
pone la lotta al narcotraffico, tema chiave delle relazioni
bilaterali tra i due paesi. Altre questioni in evidenza, il
contenzioso commerciale e il nodo, sempre attuale,
dell’immigrazione.

Preceduto in Messico da significativi viaggi del segretario di stato Hillary Clinton, della responsabile della National Security Janet Napolitano e del ministro della giustizia Eric Holder, Obama ha chiarito a più riprese la sua intenzione di cambiare radicalmente l’approccio americano nei confronti del narcotraffico dei cartelli messicani.

Con una svolta profonda nei confronti della tradizionale politica di Washington, infatti, Obama ha chiarito di voler colpire i narcos e lo spaccio di droga anche sul territorio americano (gli Usa, ovviamente sono i primi ‘clienti’ dei cartelli). Sinora la dottrina ufficiale, a Washington, era sempre stata quella di considerare la questione ‘narcotraffico’ un problema locale, da combattere e risolvere esclusivamente sul

territorio messicano. Coerentemente con questo nuovo approccio l’amministrazione Usa ha già ordinato il rafforzamento dei controlli alla frontiera – 3000 lunghissimi chilometri – e per la prima volta i doganieri americani hanno avuto l’ordine di verificare con scrupolo anche merci, risorse e persone in uscita dagli States per individure subito i flussi di denaro o i carichi di armi destinati ai narcos messicani.

Se non sei la soluzione… sei il problema, dicevano i vecchi
‘radical’ americani’, e la novità dell’approccio
dell’amministrazione Obama sta precisamente in un’assunzione
inedita di responsabilità. Rosanna Fuetes-Berain, dell’edizione
spagnola di Foreign Affairs, sottolinea: “per la prima volta da
decine d’anni a questa parte, gli Usa hanno accettato al massimo
livello di riconoscere una loro responsabilità condivisa per
quanto riguarda il traffico di droga”. Come a dire: senza
generosi clienti a nord del Rio Grande, difficilmente i cartelli
dei narcos sarebbero diventati quella grande superpotenza
clandestina che di fatto controlla quasi completamente la
frontiera e intere zone del Messico.

Non si tratta, spiega la Fuentes-Berain, tanto di un problema di fondi e finanziamenti, già decisi (gli Usa avevano già stanziato 1,4 miliardi di dollari per la lotta al narcotraffico in Messico prima dell’elezione di Obama) ma soprattuto di una “questione di tono”, di atteggiamento e non a caso il presidente messicano Felipe Calderon, anche in tempi recenti molto critico con gli Usa, ha salutato con favore quella che ha definito la posizione “costruttiva di Obama”.

Bisognerà vedere, naturalmente, se tra Obama e Calderon
si troverà un’intesa sostanziale e non solo un accordo di
generica circostanza o di facciata.

Oltre al nodo narcotraffico, naturalmente, l’incontro di oggi
vede altre due delicate faccende in evidenza. I rapporti
commerciali e bilaterali tra i due paesi, sullo sfondo della
crisi economica globale, e il tema dell’immigrazione dal sud e
dal centro-America verso il Nord. Si tratta di due temi inestricabilmente intrecciati. Il Messico, seconda economia dell’America Latina, dipende in effetti da Washington per l’80% delle sue esportazioni mentre le rimesse dei circa 12 milioni di messicani emigrati (la metà clandestinamente) rappresentano la terza fonte di introiti per il Messico dietro il petrolio e il turismo.

Vgp/Kat

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