VARESE (a. mor.) «Ho sempre lavorato come precario. Ora sogno il posto fisso». Francesco Tomatis ha 46 anni. É di Catanzaro. Nella vita ha fatto un po’ di tutto: dal ragioniere al barista. Poi due anni fa si è laureato in scienze infermieristiche. Ora lavora a Como, con un contratto a tempo determinato.
«Non si pensa di diventare infermiere se non ci si sente portati e a casa mia si è sempre mangiato pane e sanità – racconta – Però, diciamocelo, fino a ieri essere un infermiere era garanzia di avere un posto fisso. Adesso purtroppo la richiesta di infermieri è un po’ calata. Il lavoro si trova, ma i contratti a tempo indeterminato sono diventati più rari».
Ieri, al De Filippi, si è svolto il concorso indetto dall’azienda ospedaliera di Circolo volto ad assumere a tempo indeterminato dieci infermieri. Si sono candidati in 714 e si sono presentati in 386. L’età arrivava fino a 61 anni. Molti infermieri provenivano da molto lontano. Veri e propri «pendolari dei concorsi», ne hanno fatti già dieci o più.
«Ho fiducia nella sanità lombarda – dice Gianni Malavigna, originario della Sicilia che per lavorare si è trasferito a Milano un anno fa – Da noi al sud i concorsi sono bloccati, quindi ci si sposta qui». Salvatore Sorce viene da Agrigento: «Mi sono laureato all’Aquila ormai un anno fa – racconta – Ho trovato un contratto a termine in una casa di cura e, per come la vedo adesso, il posto fisso è un miraggio. Sono fiducioso, certo. Ma non è facile».
Ida Becerre è albanese e vive in Italia da 12 anni: «Qui mi sono laureata e qui voglio lavorare, adesso sto a Rieti ma sono disposta a venire a Varese se passo il concorso, anzi mi piacerebbe perché qui ho alcuni parenti».
«É una vergogna come vengono condotti i concorsi pubblici in Italia, spesso sono truccati – dice Gabriella Giglio, di Campobasso, che si è laureata nel 2008, ma che non ha mai avuto un posto fisso – Questo però sembra tranquillo, perché quando ci sono i raccomandati va a finire che lo sai. Lo vocifera la gente». «L’importante è non scoraggiarsi mai – dicono Fabrizio Aleandro Sabato, Fabrizio Placanica e Alessio Romanino, tutti e tre in trasferta dalla Calabria – Tanti, come noi, ci hanno messo molto impegno per laurearsi il più in fretta possibile. La speranza era di trovare un lavoro sicuro in fretta. A un anno dalla laurea abbiamo trovato solo contratti a termine». Francesco Manicone ha preso il treno la sera prima, alle 20, da Matera. Ha viaggiato con mamma Franca. Sono arrivati a Varese poche ore prima della prova.
«Pensavamo di trovare più freddo e anche il pane pensavamo fosse peggiore – scherzano – Venire su è stata una bella fatica, adesso la speranza è che non ci siano imbrogli. E se l’esito andrà a buon fine sarà dura vivere così lontano da casa, con gli affitti che ci sono. Ma per il “posto” si fa questo e altro».
«Perché si, ti abitui a stare lontano da casa – conclude Laura Panciocco, romana, che si è trasferita a Gallarate dove lavora in pronto soccorso – Ma poi ti mancano sempre la famiglia e gli amici, perché ognuno sta meglio dove ha i suoi affetti».
s.bartolini
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