«Monte Grappa? No, Monte Cicca»

«Monte Grappa? No, Monte Cicca»

Più che piazza Monte Grappa si potrebbe ribattezzarla piazza Monte Cicca. No, non vogliamo essere “blasfemi” verso il ricordo di uno teatri più famosi della Grande Guerra.

È solo che il luogo che incarna il centro di Varese risulta appestato da centinaia di chewingum masticati e poi appiccicati un po’ dove capita. Sarebbe meglio scrivere risultava, perché del problema si sta occupando con la squadra “Salva città”.

Abbiamo imparato a conoscerli negli ultimi mesi: oltre a Salvatore, ci sono , e . Sono coloro che stanno ripulendo da cima a fondo la Città Giardino dai graffiti, dall’annerimento causato dallo smog e dal trascorrere degli anni, ristorando il decoro di tante vie del salotto buono cittadino.

Dopo il colonnato dei portici di corso Matteotti, ora è la volta di fontana e dintorni, all’ombra della torre civica: «E li abbiamo trovati pieni di cicche, a centinaia tra quelle ormai tutt’uno con il pavimento e quelle nascoste nell’arredo urbano che funge da panchina intorno alla fontana – spiega Russo – Sono ovunque e si staccano solo con tanto olio di gomito».

Probabilmente si tratta del primo intervento di questo tenore dalla rifondazione dell’area conclusa nell’ottobre del 2005: nove anni in cui le gomme ruminate si sono accumulate per la tanto fastidiosa quanto – purtroppo per molti – quasi automatica abitudine di disfarsene senza accorgimenti.

Ma la pulizia di piazza Monte Grappa non riguarda solo la disinfestazione dai dolcetti appiccicosi: c’è quasi un decennio di sporco da far scomparire. E non è semplice, né automatico: «Sia la pavimentazione che gli arredi sono in granito, un materiale che assorbe molto – continua l’ex senzatetto, ora Salvatore di Varese – Se per le beole della pedonale abbiamo usato gli acidi, in questo caso siamo costretti ad utilizzare dei prodotti speciali che penetrino il granito senza rovinarlo».

La squadra pulente è all’opera da circa una settimana e non finirà prima di quindici giorni. I varesini passano, osservano, chiedono e soprattutto apprezzano: «Ed è la soddisfazione più grande per noi – afferma Dario sorridendo – Quella di essere riconosciuti per un qualcosa che in fondo riguarda tutti: l’amore per la nostra città».

Non bastassero le cicche ed il “nero”, ci sono anche le onnipresenti scritte dei graffitari a costituire un cimento per gli uomini all’opera.

Con queste, lottare è ancora più difficile: la vernice usata “sfonda” il granito e rimane come una sorta di incisione, rovinando quasi irrimediabilmente la superfice.

Di quanto sia prezioso per Varese l’aiuto di Salvatore Russo e compagni è consapevole anche Palazzo Estense: nei giorni scorsi il Comune ha stanziato ottomila euro che servono a restituire a Russo quanto speso per l’acquisto del materiale in tutti questi mesi di lavori continuativi.

Il passo successivo per “Salva città” sarà la costituzione di una cooperativa sociale: «Devo solo andare dal notaio e poi sarà realtà – conclude Salvatore – A quel punto l’amministrazione ci darà un ulteriore sostegno per andare avanti con la nostra iniziativa: ho ricevuto la promessa personale dell’assessore Clerici».

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