Roma, 1 mar. (Apcom) – A Bari era tutto pronto per il 6 dicembre,
ma la morte del Patriarca ortodosso russo Alessio II giusto alla
vigilia dell’evento aveva costretto a un precipitoso rinvio della
cerimonia di consegna della Chiesa ortodossa russa di S. Nicola
al Patriarcato di Mosca. Tutto rinviato, ma il momento è
arrivato: oggi pomeriggio il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano consegnerà al presidente russo Dmitri Medvedev la
chiave della chiesa che per i baresi è da sempre ‘la chiesa
russa’. Alla cerimonia presenzieranno il cardinale Salvatore De
Giorgi, che leggerà un messaggio di Benedetto XVI, il vescovo
Mark di Egorievsk in rappresentanza del Patriarcato di Mosca, i
ministri degli Esteri Franco Frattini e Sergey Lavrov.
La cerimonia è un gesto simbolico, di rafforzamento di rapporti
bilaterali sempre più solidi sia sul terreno politico sia su
quello economico, visto che l’Italia è uno dei primi partner
finanziari e commerciali della Russia: gli scambi bilaterali,
secondo fonti russe, nel 2007 ammontavano a 36 miliardi di
dollari, ma già nei primi otto mesi del 2008 avevano fatto
registrare un incremento del 65,4%. In giornata i colloqui
bilaterali Napolitano-Medvedev e Frattini-Lavrov saranno
l’occasione per fare il punto sui dossier internazionali aperti.
Ma il cambiamento di atteggiamento della nuova amministrazione
Obama su questioni chiave come lo scudo antimissili in Europa e
la possibilità di cercare soluzioni diplomatiche alle tensioni
mediorientali, in realtà, ha forse tolto peso al vertice di Bari:
in occasione di quello saltato del 6 dicembre, il Cremlino aveva
precisato di attendersi un approfondimento su “come costruire una
nuova architettura della sicurezza in Europa, le relazioni della
Russia con l’Ue e la Nato, la crisi finanziaria mondiale”.
La chiesa russa di Bari, per dimensioni e importanza non ha probabilmente pari in tutta l’Europa occidentale: la sua costruzione fu avviata nel 1913 su impulso della Società Imperiale Ortodossa di Palestina e con il contributo di diecimila rubli dell’ultimo Zar Nicola II. A causa degli eventi legati alla Rivoluzione del 1917, il legame con il Patriarcato di Mosca e con la comunità russa è stato a lungo
piuttosto labile, e dal 1937 la chiesa è rimasta di proprietà del Comune di Bari, che si impegnò a conservarne la funzione religiosa. Nel 1998 il Comune di Bari e il Patriarcato Ortodosso siglarono un’intesa in base alla quale nella Chiesa poteva risiedere un sacerdote russo. Il 1° dicembre 1999 arrivò a Bari Padre Vladimiro Kuchumov che ne diventò rettore e rappresentante del Patriarcato di Mosca a Bari.
L’iter burocratico per il ritorno in mani russe del complesso
religioso fu avviato il 14 marzo 2007 dal presidente russo Putin
e dal presidente del Consiglio Romano Prodi, in accordo con il
sindaco di Bari Michele Emiliano, in occasione del vertice
italo-russo svoltosi nel capoluogo pugliese. Nell’aprile del 2008
veniva firmato l’atto di permuta che prevedeva il trasferimento
dal Comune di Bari allo Stato italiano della Chiesa Russa per poi
procedere al trasferimento al Governo Russo e, suo tramite, al
Patriarcato di Mosca.
E’ il culto di San Nicola di Myra, patrono di Bari, ma
veneratissimo in tutto l’Est europeo, ad aver dato vita allo
speciale rapporto fra il capoluogo pugliese e Mosca. La Chiesa
russa, intitolata al vescovo licio come la medievale Basilica
cattolica barese, ha offerto per decenni un punto di riferimento
ai pellegrini russi nel Mediterraneo. Un legame che è stato
sottolineato dallo stesso Napolitano il 29 gennaio scorso, in
occasione del suo messaggio di auguri al nuovo Patriarca russo
Kirill: “La cessione del complesso della Chiesa Ortodossa di
Bari, che avrà luogo in occasione di una solenne cerimonia il 1°
marzo prossimo, costituisce – aveva detto il capo dello Stato una
significativa testimonianza della profonda amicizia fra i due
popoli e di contributo al dialogo fra la Chiesa di Roma ed il
Patriarcato Ortodosso di Mosca”.
Cep
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