C’era una volta il “paesino del Bengodi”: ora anche i “mini-sindaci” piangono miseria, con i trasferimenti statali in picchiata che spazzano via i benefici del patto di stabilità.
«Conviene avere meno di cinquemila abitanti» ammette il sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia , visto che il riequilibrio attuato con il patto territoriale regionale ha favorito i piccoli Comuni, anche quelli assoggettati al patto.
Ma i “nano-Comuni” «non dovranno sottostare al patto nemmeno nel 2014» assicura Fontana, mettendo a tacere i timori di molti sindaci.
Sono 23 in provincia di Varese i Comuni con meno di mille abitanti, che ancora si salvano dai vincoli del patto di stabilità che blocca l’attività delle amministrazioni locali.
Felicità limitata dalle ristrettezze della finanza pubblica, anche se le differenze con i Comuni più grandi si fanno notare.
A Vizzola Ticino addirittura non hanno mai introdotto l’addizionale Irpef, che nella maggior parte dei Comuni soggetti al patto è ormai al limite massimo dello 0,8%, e quest’anno sono riusciti a fare a meno di introdurre la Tares, coprendo lo sbilancio sulla Tarsu con fondi propri. «Si sta meglio senza il patto – fa sapere , sindaco di Vizzola, poco più di seicento anime – è un meccanismo che fa mancare molte risorse e che a lungo andare si ripercuoterà anche sui comuni più piccoli».
Il “paesino del Bengodi” rischia di rimanere un’immagine del passato. «Non siamo con l’acqua alla gola, ma anche per noi è una lotta spaventosa per far quadrare i conti» ricorda Miotti. «Qualche vantaggio, senza il patto, c’è – sottolinea E, sindaco di Agra, che governa quattrocento abitanti – almeno possiamo eseguire i lavori pubblici senza troppi vincoli, e con la certezza di poter pagare le imprese per tempo».
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