VARESE Mancano i soldi per attivare i "corsi di recupero", e le scuole della nostra provincia si organizzano come possono. Stando a una normativa dell’ex ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, le insufficienze nella pagella del primo quadrimestre devono essere prese a carico dalla scuola organizzando corsi della durata di 15 ore. Nella provincia di Varese gli studenti che hanno riportato almeno una insufficienza sono circa 21.700, il 65% del totale, una percentuale in linea con le altre città lombarde. Il problema è che il
ministero ha imposto l’obbligo di organizzare i corsi senza destinare fondi alle scuole. Un cavillo non da poco, considerando che il costo orario di un professore è di 50 euro all’ora e che gli istituti si trovano a fare contratti scoperti. Per gli istituti scolastici nazionali sono stati stanziati 55 milioni di euro, ma non sono arrivate comunicazioni relative al budget che spetta ad ogni scuola. Tanto che alcuni istituti cittadini, per non incorrere in debiti, hanno scelto la strada del risparmio.
Tra le iniziative salva portafoglio, ha fatto discutere la scelta adottata da alcuni istituti milanesi di fermare la programmazione mattutina per dedicare le ore di lezione al ripasso. Una strada che il liceo scientifico Ferraris, che conta 49 classi e 1212 alunni, ha già percorso durante la terza settimana di gennaio.
«È andata bene» commenta il preside Antonio Micalizzi. «Gli alunni bisognosi hanno avuto la possibilità di recuperare le proprie lacune, gli altri hanno frequentato corsi di approfondimento, per esempio sulla bioetica». Adesso saranno i compiti in classe a dimostrare l’effettiva validità della soluzione. «Se gli studenti non avranno ancora recuperato, organizzeremo i corsi. Altrimenti ne faremo a meno». L’idea del “recupero in itinere” era già stata decisa all’inizio dell’anno, prima quindi di essere a conoscenza dell’effettiva mancanza dei fondi per le scuole.
La percentuale di insufficienze sale al 70 per cento all’Isis di via Zucchi, dove ci sono 70 classi per un totale di 1349 alunni. La scuola, però, può organizzare un solo corso per classe privilegiando la materia più ostica, che spesso è matematica o fisica. Il corso, inoltre, non potrà essere di 15 ore, ma solo di 10. Giuseppe Carcano, il preside, commenta la situazione: «Siamo tra l’incudine e il martello. Lo Stato
ci dice di fare i corsi, ma non abbiamo i soldi perché il ministero non si è ancora degnato di comunicare il budget di questo anno. Ho organizzato le attività in orario extrascolastico nella speranza che i soldi arrivino. È una specie di scommessa che ci costa 35 mila euro». Perché non ricorrere al recupero in itinere? «I Mondiali di Ciclismo ci hanno già sottratto una settimana di lezione, non possiamo sacrificarne altre».
Se i corsi non vengono attivati, in caso di bocciatura, gli studenti possono fare ricorso. Un motivo in più che spinge le scuole a dover attivare i recuperi. «Comodo prevedere una legge ma non dotare le scuole della possibilità di attivarla» dice Luisa Oprandi, vice preside del Manzoni. «Se le scuole sono costrette ad attivare i corsi di recupero al mattino, poi il ministero non può pretendere che gli studenti portino alla maturità la seconda metà del novecento».
Recuperare le insufficienze in itinere è la soluzione più fattibile perché non richiede soldi. Si tratta, però, di una tipologia di intervento che era stata abolita nel passato perché «richiede una riorganizzazione massiccia dell’attività didattica, degli orari, in più non sempre è proficua. Tra le varie opzioni, tra cui il consiglio di potenziare lo “studio casalingo”, abbiamo optato per lo sportello al pomeriggio che, almeno, non interrompe la continuità didattica». Sicuramente un grande numero di studenti dovrà ricorrere alle lezioni private.
Adriana Morlacchi
s.bartolini
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