VARESE L’anti-Ruby abita a Varese. E’ una ragazza che ha suppergiù l’età dell’ormai famigerata pin-up che avrebbe fatto perdere la testa al premier Silvio Berlusconi. Ma a differenza della “rubacuori” marocchina (che secondo i giudici milanesi avrebbe ceduto alle profferte), l’adolescente made in Insubria ha saputo dire no a chi avrebbe voluto comperare il suo corpo per un pugno di euro.La procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per un facoltoso artigiano, un 62enne residente nella provincia di Varese. Sulla sua testa pende lo stesso capo di imputazione che pesa anche sulle spalle del presidente del Consiglio. Ovvero il reato contemplato dall’articolo 600 bis, secondo comma, del codice penale: quello che prevede che chiunque compia «atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica» venga punito «con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164».A dirla tutta, la posizione dell’imprenditore varesino appare meno compromessa di quella del premier: nel caso dell’artigiano, infatti, l’atto sessuale nei confronti della ragazzina sarebbe stato solo tentato, ed è la stessa procura a riconoscerlo.Dagli atti processuali emerge che il 62enne si era invaghito di un’adolescente di appena 16 anni. Si tratta di una ragazzina con seri problemi familiari. E forse proprio per questo il maturo pretendente, che con ogni probabilità conosceva la
situazione di disagio della sua vittima, pensava che fosse una preda facile. Più volte aveva cercato di mettersi in contatto con lei, di instaurare un rapporto di confidenza quanto meno superficiale. Dopo esserci riuscito, dopo essersi illuso di aver conquistato la fiducia dell’oggetto dei suoi desideri, era passato al dunque. Come “arma” di fascino aveva sfoderato la sua potente e lussuosa automobile. Andando al dunque, aveva proposto alla ragazzina di fare un giro in macchina insieme. Secondo la Procura, non ci sarebbero dubbi sulle reali intenzioni dell’uomo: l’obiettivo sarebbe stato quello di appartarsi con l’adolescente per godere finalmente delle sue grazie acerbe. Che l’artigiano avesse progetti tutt’altro che nobili e disinteressati lo dimostrerebbe un altro fatto: avrebbe offerto alla ragazza una somma di denaro per “comperare” la sua compagnia. Si parla di un centinaio di euro, o poco meno.Lei però ha rifiutato. Anzi: ha finto di starci, ma solo per fotografare con il telefonino il volto e la targa della vettura del suo attempato spasimante. Poi ha consegnato le immagini alla madre, raccontando tutta la storia. La signora, a sua volta, ha contattato i carabinieri che sono riusciti a risalire senza fatica all’artigiano.La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l’uomo. Ma il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Battarino ha restituito gli atti al pm dichiarandosi incompetente. Quella particolare fattispecie di reato, infatti, rientra nella competenza distrettuale del tribunale di Milano.
s.bartolini
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