No all’amministrazione straordinaria Choc dal tribunale per Casti Group

Doccia fredda Casti Group: il tribunale di Varese respinge la procedura di amministrazione controllata. Sono 580 i lavoratori a rischio, 420 quelli in Lombardia prevalentemente in provincia di Varese.

I sindacati: «È la prima volta in Italia che accade una cosa simile. Pronti a ricorrere contro questa decisione». Il deputato Pd , che da sempre segue la vicenda e si era reso autore di un’interrogazione parlamentare a tutela dei lavoratori, rincara.

«Sono allibito. Da domani (oggi, ndr) mi metto al lavoro per capire cosa sia accaduto e cercare una soluzione. La priorità è salvaguardare i lavoratori». Le motivazioni della decisione non sono ancora state depositate: saranno rese note in 30 giorni.

«Una doccia gelata – dice Domenico Lumastro, della Cgil – Non credo sia mai accaduto in Italia che una proposta presentata dal ministero dello Sviluppo Economico venga respinta. Il tribunale di Varese aveva rigettato la richiesta di concordato preventivo per due delle undici società controllate dal gruppo Casti dichiarandole fallite. Dobbiamo capire se la decisione è collegata a quella prima sentenza. Dobbiamo valutare le motivazioni ma certamente ci sarà un ricorso».

Escluse dalla decisione le due aziende Spoletine del Casti Group già al centro di un’indagine per una maxi frode fiscale. Duro anche l’intervento della Cisl: «Apprendiamo questa notizia con preoccupazione ed anche molta perplessità in quanto si mette a rischio il processo di ristrutturazione e di rilancio industriale avviato» afferma Nicola Alberta, segretario generale Fim Lombardia.

«La situazione è paradossale in quanto il ministero dello Sviluppo Economico con il decreto emesso il 25 luglio aveva disposto l’amministrazione dopo aver verificato la soddisfazione dei requisiti necessari previsti dalla legge».

E anche la Cisl guarda al ricorso: «Riteniamo che la decisione del tribunale debba essere rivista – aggiunge Alberta – E che debba essere proposto immediato ricorso da parte del ministero, disponendo tutti gli interventi cautelativi per la salvaguardia di un patrimonio industriale e occupazionale rilevante».

La Fim Lombardia sottolinea che, nonostante i problemi intervenuti anche con la disposizione della autorità giudiziaria nei confronti di dirigenti e amministratori del Gruppo Casti, le aziende coinvolte hanno operato nel mercato di riferimento con continuità produttiva e commerciale. «Sollecitiamo sia i commissari nominati dal ministero che le istituzioni ad attivarsi – concludono Alberta e Lumastro – per evitare di compromettere una situazione che era avviata verso una soluzione positiva».

Il futuro dei lavoratori da questo momento è assolutamente incerto: «Grazie all’intervento del ministero – conclude Lumastro – avevano avuto certezza di ottenere dei pagamenti. Oggi questa certezza non esiste più. In tutto 580 famiglie non sanno cosa sarà del loro futuro. Speriamo nel ricorso, anche perché il sito produttivo di Cavaria, ad esempio, sta funzionando e producendo a ottimi livelli».

«Ora scendiamo tutti in campo per i lavoratori: nei prossimi giorni studieremo quali forme di mobilitazione portare in piazza. Davvero non capiamo su quali basi sia stata assunta questa decisione».

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