VARESE Tutto il cuore che c’era ieri, non ci stava sul campo. Il Padova non ha tirato in porta, sembrava il Varese di Sannino: sempre in pressing, sempre in guerra. Sulle rimesse, sulle corse in attacco e i recuperi in difesa, negli abbracci, nello scheletro delle anime che, rimaste nude dalle magliette rifiutate e dalle guerre interne per un’identità comune, sono tornate a brillare come armature.
La scintilla era nell’aria, è scoppiato l’incendio. La curva chiama la squadra e, poi, Zecchin e Grillo da soli, quelli che aveva rimandato indietro una settimana fa con un messaggio verso i compagni che non facevano vita da atleti. Messaggio ricevuto, non poteva piovere per sempre.
La vittoria non sono i tre punti ma quell’abbraccio chiamato da Neto e rivolto dalla squadra a Castori dopo il primo gol. C’era questo in quel mucchio: tu non sei solo Castori, ma sei anche Neto. E cioè, da ieri e per sempre, sei il Varese. Castori se l’era meritato, tirando fuori l’unica cosa che, alla fine, è davvero Castori: gli attributi di marmo.
Lui non è tecnica o tattica: è spirito che va schiaffeggiato dal vento perché non si pieghi, antico guerriero da lasciare a pane nero perché si procacci il cibo (e il nemico) tra rovi e ortiche col fiuto animale, un fabbro che deve battere il ferro (le teste, i muri) finché lo scalfisce. Un uomo nudo in un mondo di specchi, riflessi e apparenze. Forse va tirato per la giacchetta, ma ti dice sempre tutto in faccia. Lo tirino da parte anche i giocatori, e gli dicano ciò che pensano. Ne usciranno (ne usciremo) più forti.
Neto, quando gioca così, è da A. «L’avessi al Verona – direbbe Sogliano – sarei già promosso». Quando lascerà, diventerà la bandiera più grande, forte e vera del sogno biancorosso.
È la vittoria di Mauro Milanese, che è morto addosso alla squadra, all’allenatore, ai giocatori, ai tifosi. Si è violentato facendo la guerra vera o il cattivo con tutti a fin di bene. Quella scintilla addormentata l’ha riaccesa lui.
È una vittoria che deve dare coraggio a Nicolò Ramella. Su tutti i campi dietro il microfono e la telecamera di Rete 55 con bravura, onestà e passione. Caro Varese, lascia continuare questo tuo figlio a fare la cosa che gli riesce meglio. Raccontare le tue partite in tv.
Andrea Confalonieri
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