Nuovo record di disoccupati A Varese allarme licenziamenti

VARESE L’inizio del nuovo anno fa tremare l’occupazione. A gennaio si registrano oltre settemila licenziamenti in Lombardia con più di cinquemila persone senza sostegni al reddito. E la realtà nella provincia di Varese non è da meno.

I dati diffusi dalla Cisl Lombardia sono allarmanti. Ben 7.410 i lavoratori messi in mobilità, ovvero licenziati, a gennaio 2012. Un numero mai raggiunto in passato e in forte aumento, secondo le elaborazioni condotte dalla Cisl sulla base dei dati delle liste pubbliche provinciali e regionali. In tre anni di crisi, il numero di licenziati è viaggiato attorno alle quattro-cinquemila unità al mese. Erano 5.994 a gennaio dello scorso anno e 3.817 lo scorso dicembre: un dato variabile che si è sempre però tenuto su una media stabile.

L’aumento rilevato a fine gennaio lascia intravvedere un 2012 di dura crisi occupazionale per molti lavoratori. Nella nostra provincia c’è un aumento dei licenziamenti sia nelle aziende sopra i 15 dipendenti (230 hanno perso il posto a gennaio 2012; 177 il dato di gennaio 2011) sia nelle realtà produttive più piccole, con meno di 15 dipendenti (da 343 a 475 licenziati): in totale, 705 persone sono rimaste senza lavoro a gennaio 2012.

«Il nuovo anno si apre, sul fronte occupazionale, con ancora pesanti risvolti nel nostro territorio», indica Carmela Tascone, segretario generale della Cisl di Varese. «I dati mostrano un incremento di persone in mobilità, gennaio 2012 su gennaio 2011, pari al 35 per cento in più. A soffrire maggiormente sono i lavoratori delle piccole imprese (+38 per cento)». Il dato del Varesotto supera quello regionale con un + 29,3 per cento tra i lavoratori delle piccolissime aziende o dei settori deboli, coperti dopo il licenziamento solo da otto mesi massimi di disoccupazione ordinaria e non dai due o trr anni di indennità di mobilità come nell’industria. Se confrontare i dati di gennaio 2012 con gennaio 2011, può apparire parziale, «il problema rimane però grave perché significa che già all’inizio dell’anno abbiamo perso 705 posti di lavoro», annota la Tascone.

«La questione vera è che questa crisi non demorde e che diventa indispensabile affrontarla allontanando il meno possibile i lavoratori dal posto di lavoro, attraverso forme alternative ai licenziamenti, come i contratti di solidarietà e la riduzione degli orari di lavoro». Di fronte a questi numeri, incalza il segretario varesino, «diventa superfluo ogni commento alle battute di cattivo gusto che circolano in questi giorni, come: “il posto fisso è noioso”».

Gli ammortizzatori sociali rimangono uno strumento indispensabile, secondo la Cisl. Importante anche l’aver prorogato a tutto il 2012 la cassa integrazione in deroga. «Ma oggi serve impegnarsi sul fronte dell’inserimento lavorativo, in particolare dei giovani, attraverso forme contrattuali che favoriscano l’apprendimento e lo sgravio per l’azienda». Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia lancia lo slogan “Più occupati e meno licenziati”. «Questo deve valere per chi vuole davvero riformare il mercato del lavoro. È assurdo che due terzi dei licenziati non abbiano sostegni al reddito e che in questo Paese si continui a pensare che occorra più facilità sui licenziamenti».

Intanto la Regione «acceleri l’estensione delle doti di ricollocazione per chi è licenziato concordata a dicembre con i sindacati».
Alessandra Pedroni

s.bartolini

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