VARESE Sì, ha ucciso. Ma non lo voleva fare: è stato trascinato dalla foga della lite. Stava questionando con il suo rivale, ha estratto un coltello e ha colpito l’altro alla parte alta della coscia, vicino all’inguine: un taglio da tre centimetri scarsi, che però ha reciso l’arteria femorale. Una dannata sfortuna: per lui, l’imputato; ma soprattutto per l’altro, la vittima.E’ forse per questo che ieri la corte è stata clemente con Abdelaziz Belaib. Al termine del rito abbreviato, il 26enne algerino è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Battarino a 6 anni e 8 mesi di reclusione. Un’inezia, se si pensa che il pubblico ministero
Tiziano Masini aveva chiesto una condanna a 30 anni: secondo il pm, infatti, l’omicidio forse non era stato premeditato, ma di certo era volontario. L’avvocato difesore, il lecchese Marcello Perillo aveva invece perorato l’assoluzione; in subordine, aveva chiesto di derubricare il reato in omicidio preterintenzionale. Il gup ha ritenuto sensata quest’ultima istanza, condannando il nordafricano al minimo della pena.Si chiude così una tragedia figlia del degrado e dell’emarginazione. Una vicenda che aveva visto come vittima il 29enne marocchino Khalid Amadah, ucciso da un fendente menato dall’amico algerino. Il delitto avvenne nelle primissime ore del 13 novembre 2009 in via Maspero, in un tugurio ricavato nel vecchio biscottificio abbandonato.
e.romano
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