Roma, 14 lug. (TMNews) – Merton la chiamava ‘self-fulfilling prophecy’. Quanto sta accadendo nei Palazzi della politica sembra ispirarsi proprio alla ‘profezia che si autoavvera’, dove la suddetta profezia è rappresentata dal timore che tutto crolli sotto l’ondata delle recenti e delle eventuali future inchieste giudiziarie. Questa profezia si è arricchita oggi di due nuovi tasselli. Il primo ha assunto le fattezze di Umberto Bossi che, nel torrido luglio romano, ha consegnato ai cronisti un paio di concetti potenzialmente destabilizzanti su Alfonso Papa e ipotesi di governo tecnico. Il secondo è in realtà solo uno spettro, alimentato da un passaparola che riporta di possibili nuove bufere giudiziarie pronte a coinvolgere altri dirigenti politici.
Nulla di concreto, almeno fino a sera. Di reale c’è invece lo ‘schiaffo’ che il senatùr ha riservato al deputato Pdl, al centro dell’inchiesta P4. Il via libera di Bossi all’arresto di Papa spaventa non poco un Pdl già diviso al suo interno anche sul caso Milanese. Dopo gli affondi che alcuni big azzurri del calibro di Cicchitto e Verdini hanno riservato in Aula alla deputata De Girolamo – causa richiesta di libertà di coscienza sulla richiesta di arresto per l’ex braccio destro di Tremonti – e dopo le divisioni fra ex An e azzurri sull’opportunità di sospendere dal partito gli indagati dal Pdl, il ministro delle Riforme ‘scarica’ a mezzo stampa il deputato sul quale domani dovrebbe esprimersi la Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio.
E poi c’è l’altro tassello, quel timore che da mesi si autoalimenta, lo spettro di manovre di Palazzo sull’onda di rivelazioni giudiziarie. Una paura che va di pari passo con le difficoltà della maggioranza e con il terrore – al momento non supportato da elementi concreti – che altri sviluppi possano chiamare in causa nuovi parlamentari
del centrodestra. Di certo c’è che, a differenza di alcuni big dell’opposizione, è l’alleato leghista a far uscire allo scoperto il ‘file’ governo tecnico. Particolarmente criptico e vagamente inquietante, per il Popolo della libertà, è suonato il ragionamento del ministro delle Riforme. “Governo tecnico? Tanto devono venire a parlare con me, sennò se lo facciano da soli”.
Il Cavaliere ufficialmente, ostinatamente, continua a tacere. Da una settimana annulla le uscite pubbliche previste e non comunica, ad eccezione di una nota diramata martedì. Tace e dà forfait, come ha fatto anche oggi in occasione del funerale del militare ucciso in Afghanistan e della missione di Stato in agenda per domani a Belgrado. Chiuso a palazzo Grazioli da giorni, incontri ridotti al minimo indispensabile, faccia a faccia cancellati all’ultimo momento, poche telefonate in uscita. Forse domani potrebbe essere la volta buona, visto che alla Camera è in programma il voto finale sulla manovra. Un provvedimento sul quale il ‘Cavaliere invisibile’ degli ultimi giorni non ha inteso mettere la faccia, ma che domani potrebbe ‘costringerlo’ comunque ad apparire. In caso contrario, più di qualcuno si spingerebbe a parlare di un vero e proprio ‘giallo’.
Tom/Bac
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