VARESE «Se anche Varese è in piazza… ti abbiamo detto tutto». Un cartellone eloquente, che riassume la buona riuscita della manifestazione che stamattina ha portato in piazza Monte Grappa oltre un migliaio di varesini, tra donne, uomini, giovani, bambini e persino cani con tanto di fiocco bianco al collo. Una partecipazione senza connotazione politica, tant’è che non si sono viste bandiere di partito, ma mossa dalla volontà dei cittadini di dire «basta alla mercificazione del corpo femminile, basta alla svalutazione della dignità della donna, e soprattutto basta con la politica del “bunga-bunga”». «Che poi cosa vuol dire “bunga-bunga?” – s’è chiesta Antonella Visconti, insegnate di lettere, in un intervento che ha infiammato la folla – Nell’Italia del ventunesimo secolo non dovrebbe esserci posto per questo linguaggio. Perché “bunga-bunga” ha quel suono così allusivo a quei vecchi e tristi binomi “coloniali”: esotismo kitsch ed erotismo leopardiano, Africa e sesso, tribalismo e pulsioni mal represse. Non c’è bisogno di spiegarlo parla da sé: ritmico, onomatopeico, evoca nudità primitive, gonnellini di banane, immaginari maschili da bordello dell’italietta imperialista o i peggiori turisti allupati di quel che resta della commedia all’italiana: “io maschio, tu femmina, noi bunga-bunga”. E se proprio bisogna usare il verbo, mi raccomando che sia all’infinito. Perché le donne non coniugano, al massimo copulano. Ma come parlano?, mi sono chiesta la prima volta che ho letto di questo “bunga-buga” e mi è
venuto in mente Nanni Moretti in “Bianca”».Un messaggio per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e «per tutti quelli che credono che le donne italiane siano meri involucri, di bell’aspetto, e non quelle che realmente sono: persone abituate a coltivare le proprie ambizioni con la perseveranza della quotidianità – ha aggiunto Rossella Di Maggio – Oggi sono qui con mia figlia, mia sorella e mia nipote, insieme ad altrettante donne che come noi vogliono affermarsi come soggetto politico finalmente in grado di determinare il cambiamento». Donne ma anche ragazze, alcune giovanissime, che non sono scese in piazza solo per difendere la loro dignità, ma anche per dire «che questo sistema deve finire. Berlusconi può frequentare tutte le belle ragazze che vuole – hanno spiegato Ilaria Macella e Giulia Franceschina, 18 anni – ma non deve mettercele al Governo. Vogliamo che chi fa politica crei le opportunità per le donne, a prescindere dal loro aspetto fisico, basandosi su oggettive capacità e competenze e non sulla disponibilità ad accettare le scorciatoie. C’è in ballo il nostro futuro, e la possibilità di affermarci non può dipendere dal grado di disponibilità che mostreremo». Chi non ha potuto partecipare ha contribuito con messaggi inviati alla mail dell’organizzazione e che sono stati letti durante la mattinata. Messaggi e poesie di sindacaliste, insegnanti, associazioni cristiane, «perché l’educazione sessuale non può essere quella che insegna il premier». Valentina Fumagalli
s.bartolini
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