Pillola del giorno dopoA Varese consumo record

Pillola del giorno dopoA Varese consumo record

VARESE Il giorno dopo, semplicemente, si va in farmacia. Con il rischio che un contraccettivo di emergenza venga considerato una routine. In provincia di Varese si registra una vera e propria esplosione nelle vendite della “pillola del giorno dopo”, cresciute del 63% in un anno, con molte giovani, spesso giovanissime, che vi ricorrono anche più volte di seguito. Secondo i dati Federfarma, infatti, le vendite del Norlevo del principale fornitore in provincia (che rappresenta la quasi totalità) sono passate dalle 1749 confezioni del 2007 alle 2854 del 2008. Sono in calo, invece,

le vendite di Levonelle, l’altra tipologia presente sul mercato, che con numeri molto meno significativi (da 369 a 214).Quotidianamente, cioè, si vendono almeno 8 pillole del giorno dopo nelle farmacie della provincia. A chi? «Solitamente a ragazzi, anche giovanissimi – spiega il presidente di Federfarma Varese Luigi Zocchi – e in genere maschi, perchè sono molto rare le donne che vengono con la ricetta in farmacia. La maggior parte si dimostrano già preparati sulle metodologie di assunzione, che vengono accuratamente illustrate, solo alcuni chiedono spiegazioni su come farsi fare la ricetta».

La richiesta
La pillola infatti può essere venduta solo dietro prescrizione medica con ricetta non ripetibile: si richiede al proprio medico o ginecologo, ma anche alla guardia medica, al pronto soccorso ginecologico o ancora ai consultori in provincia. Ma non tutti la prescrivono con facilità, per “obiezione di coscienza” (che per legge sarebbe concessa solo per l’interruzione volontaria di gravidanza vera e propria), praticata anche da alcuni farmacisti. «Ma il Norlevo non è da confondere con la Ru486 – spiega Pierfrancesco Bolis, primario di ostetricia e ginecologia all’ospedale Del Ponte – non è una pillola abortiva: il funzionamento è molto diverso, perchè blocca l’ovulazione femminile». Pericolosa? «Se usata una sola volta nella vita può avere effetti collaterali, ma non può essere considerata pericolosa – dice Zocchi -. Il problema è l’uso è ripetuto, che si fa di tutto per evitare e infatti i farmacisti non la concedono con leggerezza, perché può causare diversi effetti problematici».

Consumi in aumentoEppure i consumi esplodono. E a preoccupare, è soprattutto l’idea che dietro questo incremento ci sia una leggerezza che spinga a considerare come abitudinaria una soluzione di emergenza. «L’aumento delle vendite non è un bel segnale se indica una pratica di routine, che richiama ad una mancanza di educazione contraccettiva – dice Bolis – l’assunzione frequente è pericolosa per la salute e per questo fortemente sconsigliata dal medico al momento della richiesta, che ne illustra sempre anche i rischi». «Si deve fare di tutto – dice Zocchi – per far

comprendere, specie a ragazzi molto giovani alle prime esperienze sessuali  che non può essere considerato un metodo contraccettivo ordinario». Ma Giovanni ,Delpero, responsabile dei consultori per la Asl di Varese, ha un’altra lettura: «Questo metodo di contraccezione, oggi molto diffuso e richiesto nei consultori, è comunque sempre una scelta dolorosa per la donna e non può essere diventato una “routine” – dice –. L’aumento può invece essere legato al momento attuale di crisi, in cui si ha più paura di avere un foglio indesiderato, per la maggior preoccupazione per il futuro dovuta».Piero Orlando

e.marletta

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