VARESE Le prediche in italiano non preoccupano le comunità islamiche di Varese e dintorni. Il motivo? Varese già le fa, Gallarate non obietta. I fedeli di Allah che vivono sul nostro territorio non storcono il naso all’udire la proposta del presidente della Camera Gianfranco Fini che, in visita negli Emirati Arabi, onde evitare qualunque tipo di istigazione al terrorismo e all’intolleranza nelle predicazioni degli imam ha sollecitato i responsabili ad adeguare la lingua a quella del paese ospitante.
«Fini ha ragione a chiederlo e il suo discorso non fa una piega – commenta il portavoce della comunità islamica di Varese, Samir Baroudi – tant’è che da noi non sarebbe una novità: già lo facciamo tutti i venerdì quando appunto c’è la predicazione durante la preghiera settimanale, e da quanto mi risulta anche nelle città di questa zona si procede in questo modo». È lui stesso a occuparsi di mantenere il bilinguismo traducendo le parole dell’imam dall’arabo all’italiano perché tutti i fedeli possano capire; qui a Varese, infatti, i musulmani hanno optato per il passaggio linguistico ben prima dell’invito di Fini, per necessità contingenti. «Abbiamo senegalesi e pakistani che non conoscono l’arabo, parlare in italiano serve per incentivarli a non abbandonare la preghiera. La predicazione assomiglia molto alla predica durante la messa cattolica, tratta temi di attualità guardati dal punto di vista della fede: se non si capisce niente si finisce per allontanarsi».
Più scettica la comunità di Gallarate che pur avendo sperimentato in passato qualche approccio all’italiano ha deciso di proseguire con le più convenzionali predicazioni in arabo, nonostante la presenza di minoranze che non lo parlano. «La predicazione in italiano va bene – spiega il portavoce Hamid Khartaoui – ma servono anche altre misure che invece non dipendono da noi». Riconoscere le moschee, prima di tutto, e perché no?, che sia lo stesso governo a dialogare con i paesi arabi moderati chiedendo di mandare degli imam che parlino italiano e che aiutino l’integrazione dei fedeli sul territorio.
«Mi ha lasciato di stucco». Commenta così l’uscita del leader di An, il sindaco tradatese Stefano Candiani, da poco eletto per acclamazione segretario provinciale della Lega. «La stessa cosa era già stata proposta da noi molto prima. Se a lanciarla è la Lega passa per idea rozza e qualunquista, se invece è An diventa nuova e intelligente». Atti di proprietà a parte, quello che della rinnovata proposta preoccupa di più il
segretario leghista è la questione identitaria, squarcio aperto del nostro tempo. «Cercano di dare ai musulmani una falsa patente di italianità quando sanno benissimo di aver perso la propria», spiega riferendosi al partito di Fini: «Non è dipingendo la facciata di una casa che se ne cambia il contenuto. Esiste una realtà culturale e identitaria molto profonda e non basta tradurre slogan o preghiere per eliminarla nel nome del politically correct».Francesca Manfredi
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