VARESE Quella del Premio Chiara di quest’anno è un’edizione per cui tra Giorgio Faletti, Gaia Manzini e Flavio Soriga, riuscendo a staccarci dalla notorietà e non dei tre finalisti, da quel pezzettino d’anima di appassionati lettori quali ci sentiamo, vorremmo si levasse, con maggiore sincerità del solito, un più onesto: «Vinca il migliore!» E ci piacerebbe che
non fosse soltanto un modo di dire. Perché ormai siamo arrivati agli sgoccioli. Oggi alle 17.15 alla Sala Napoleonica di Ville Ponti di Varese si svolgerà la manifestazione finale con successiva premiazione del vincitore del Premio Chiara 2009. Ma prima i tre finalisti saranno alle 11.15 alla Libreria del Corso di Varese, in corso Matteotti, presentati da Gianni Spartà.
Il primo, Giorgio Faletti, arrivato in finale con il suo «Pochi inutili nascondigli» (Baldini Castoldi Dalai) non ha bisogno di presentazioni, sebbene poi, questa raccolta di sette racconti, in realtà brevi romanzi, sia per lo stesso Faletti, un genere nuovo, nel quale ha deciso di cimentarsi e rinnovarsi. In una zona oscura e fantastica di ognuno di noi si muovono gli uomini e le donne di questa antologia, trasformandosi di volta in volta, in vittime o carnefici, a seconda del mondo inesplorato ed estraneo che si trovano di fronte. Un’operazione inedita per lo scrittore italiano rivelazione degli ultimi cinque anni. Racconti uniti da un unico comune denominatore: il paranormale. Un metodo che Faletti ha già utilizzato nei suoi precedenti lavori e che può far storcere il naso a chi non è appassionato del genere.
Gaia Manzini, milanese è invece al suo esordio letterario. Con asciuttezza di stile, a tratti crudo, aiutata dalla forma breve, concentra l’attenzione del suo «Nudo di famiglia» (Fandango) su un coro di quindici racconti. Parla della famiglia del terzo millennio, quella che implode su sé stessa, incrinata spesso dai traumi quotidiani. Molti dei personaggi tentano di evitare l’indifferenza, ma nessuno ci riesce davvero, nemmeno a pronunciare la parola “amore”.
Flavio Soriga, originario di Cagliari, ci racconta «L’amore a Londra e in altri luoghi» (Bompiani), di come sia affascinante e difficile orientarcisi. Poi c’è la Toscana, La Sardegna, un Presidente sudamericano e un’attrice italiana che ha lasciato il suo paese per vivere al caldo. E c’è Roma, la città eterna, in questo caso la città dell’amore, l’amore raccontato da Soriga, quello suonato a ritmo di jazz, quello che da poesia diventa prosa, quello distrutto dall’astinenza, e quello che si trova a Londra e in altri luoghi.
v.colombo
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